PERUGIA – «Ogni volta che l’opposizione prova ad approfondire l’operato della Giunta regionale, viene immediatamente evocata la magistratura, come se il legittimo esercizio del controllo politico fosse qualcosa di sospetto o addirittura da delegittimare. Un metodo che rischia di trasformare il richiamo alle toghe in uno strumento di intimidazione politica». Lo afferma il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Matteo Giambartolomei, riferendosi all’interrogazione presentata in Aula sulla vicenda del «finanziamento regionale concesso a una società riconducibile al marito della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, nell’ambito del bando per il sostegno agli investimenti delle imprese ricettive».
«Richiamare sistematicamente la magistratura – sottolinea Giambartolomei – ogni volta che l’opposizione pone domande scomode equivale a tentare di mettere un bavaglio al confronto democratico. È un atteggiamento che nulla ha a che vedere con la trasparenza e che finisce per svilire il ruolo stesso del Consiglio regionale. Il tema sollevato da Fratelli d’Italia non è giuridico, ma squisitamente politico e istituzionale. Chiedere chiarimenti, pretendere trasparenza e interrogarsi sull’opportunità di determinate scelte quando sono coinvolti soggetti legati ai vertici dell’istituzione regionale non è diffamazione, ma l’essenza stessa del ruolo dell’opposizione».
Giambartolomei ricorda che «è un fatto oggettivo e documentato che la società Hotel Los Angeles S.a.s. abbia presentato domanda il 22 marzo 2025, beneficiando della proroga decisa dalla Giunta, e che dalla graduatoria definitiva risulti destinataria di un contributo pubblico pari a 226.257 euro. Nessuno contesta il diritto di un’impresa a partecipare a un bando pubblico – precisa il consigliere di opposizione – ma è doveroso chiedere se la Presidente fosse a conoscenza della presentazione della domanda da parte di una società riconducibile al proprio ambito familiare e se abbia preso parte a decisioni di Giunta che hanno inciso direttamente sulle condizioni del bando stesso. Colpisce – aggiunge – che su vicende analoghe, in passato, gli stessi schieramenti che oggi governano la Regione abbiano costruito campagne politiche durissime, chiedendo dimissioni sulla base di presupposti molto meno rilevanti. Oggi invece si tenta di chiudere il dibattito evocando la magistratura. Un evidente doppio standard. Trasparenza, correttezza e una netta separazione tra ruoli istituzionali e interessi privati – conclude Giambartolomei – sono principi non negoziabili. Richiamare la magistratura non può e non deve diventare un espediente per sottrarsi al confronto politico e per zittire l’opposizione. Le domande restano e meritano risposte chiare».


