PERUGIA – Dimensionamento scolastico, scuole accorpate a Gubbio e Città di Castello e i sindacati insorgono, sottolineando anche la perdita di posto di lavoro oltre che i problemi logistici per territori così complessi. Elementi che vengono spiegati in una nota unitaria firmata da Moira Rosi – FLC CGIL, Caterina Corsaro – CISL Scuola, Loretta D’Aprile – UIL Scuola, Anna Rita Di Benedetto – SNALS CONFSAL, atrizia Basili – GILDA UNAMS e Daniela Rosano – ANIEF Umbria.
«Le organizzazioni sindacali della scuola dell’Umbria, unitariamente – spiegano -, esprimono profonda meraviglia e ferma contrarietà in merito alla decisione assunta dal Commissario ad acta sul dimensionamento della rete scolastica regionale per l’anno scolastico 2026/2027. Ciò che desta maggiore sconcerto è il metodo utilizzato: nell’incontro istituzionale tenutosi solo ieri, su richiesta unitaria dei sindacati della scuola umbri, non è stato fatto alcun cenno a una variazione di tale portata riguardo alle sedi da dimensionare. Si tratta di un’omissione grave che mina il principio di leale collaborazione tra le parti e calpesta il ruolo del confronto sindacale. Non possiamo accettare che decisioni così impattanti per la tenuta del sistema d’istruzione statale e per i diritti dei lavoratori vengano calate dall’alto senza alcuna trasparenza in merito ai criteri utilizzati né rispetto per le comunità scolastiche interessate».
«Entrando nel merito del provvedimento – sottolineano -, dimensionare contemporaneamente scuole di Gubbio e di Città di Castello, significa infierire su due realtà che, oltre a trovarsi entrambe nella provincia di Perugia, insistono sul medesimo territorio e condividono dinamiche socio-economiche e orografiche complesse. Si tratta di scelte territorialmente illogiche e penalizzanti. Il decreto stabilisce una riorganizzazione che porta alla nascita di “mega-istituti” che diventeranno tra i più grandi dell’intera regione e saranno difficilmente gestibili dal punto di vista amministrativo e didattico, mettendo a dura prova la continuità educativa e il lavoro di tutto il personale scolastico. Con il dimensionamento non spariscono solo codici meccanografici, ma posti di lavoro veri. Un metodo inaccettabile che ignora i lavoratori e i territori».


