PERUGIA – Verrà discussa martedì in Quarta commissione la proposta della consigliera comunale Margherita Scoccia che da mesi sta portando avanti una battaglia per aprire un ospedale veterinario pubblico e gratuito a Perugia aperto 24 ore al giorno.
Verranno sentiti in audizione Leonardo Leonardi del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia, Brigitta Favi, responsabile dell’Unità operativa speciale Randagismo e igiene urbana dell’Usl Umbria 1 e del Canile Sanitario di Collestrada, e Linda Boranga, volontaria e amante degli animali.
«In Italia aumentano le famiglie che hanno almeno un animale domestico – spiega Scoccia -. Secondo l’Istat quasi 4 famiglie su 10 ne hanno almeno uno, il 37,7%. In Umbria la percentuale è molto più alta: secondo i dati ufficiali più della metà delle famiglie hanno un cane o un gatto in casa, il 52,7%».
L’esponente di Fratelli d’Italia propone la realizzazione nel capoluogo di regione di un servizio pubblico gratuito, come ne esistono già a Napoli e a Roma, con funzioni di pronto soccorso, cura e assistenza per aiutare le fasce più deboli che non sempre possono permettersi le cure, riqualificando allo stesso tempo immobili già esistenti.
«Il progetto tiene insieme inclusione e rigenerazione urbana puntando a rafforzare una medicina veterinaria moderna, scientifica e alleata delle famiglie italiane – dichiara Scoccia -. La tutela del benessere animale è parte integrante di una più ampia strategia di welfare territoriale, il legame tra animali da compagnia e persone cresce anche grazie a chi, ogni giorno, garantisce prevenzione e salute ai nostri animali».
Prosegue Scoccia: «Numerosi studi scientifici e indirizzi di politica sanitaria riconoscono oggi il valore sociale degli animali da compagnia, in particolare per le persone anziane, per i soggetti fragili e per chi vive in condizioni di solitudine, marginalità o disagio psicosociale. I costi delle cure veterinarie, soprattutto in situazioni di emergenza o di interventi chirurgici, risultano però spesse volte insostenibili per pensionati, persone a basso reddito, nuclei monoreddito o soggetti seguiti dai servizi sociali. Costi – si legge in una nota della consigliera – che come effetto producono rinuncia alle cure, abbandoni, incremento del randagismo e maggiore pressione sui canili sanitari, quindi maggiori oneri per la collettività. Un servizio veterinario pubblico accessibile – conclude Margherita Scoccia – non è una politica per gli animali in alternativa alle persone quanto una misura che intercetta un bisogno umano concreto, riducendo situazioni di disagio, prevenendo costi sociali futuri e sostenendo le fasce più vulnerabili della popolazione».


