Spoleto celebra san Ponziano. «Una vita vale perché è orientata e non perché è indolore»

Il solenne pontificale in duomo

SPOLETO (Perugia) – Si sono tenute oggi (mercoledì 14 gennaio) le celebrazioni in onore di San Ponziano, patrono della Città di Spoleto e dell’intera Archidiocesi, si sono avviate al Ponte Sanguinario, luogo del martirio del Santo nell’anno 175. Un momento di preghiera semplice e raccolto, scandito dalla lettura della passione di S. Ponziano e dal silenzio. Erano presenti l’arcivescovo mons. Renato Boccardo, i sacerdoti dello spoletino, il vice sindaco della Città Danilo Chiodetti, gli assessori Federico Cesaretti e Giovanni Angelini Paroli e alcuni fedeli. All’ingresso del Ponte l’associazione “Parenzi” ha posizionato alcune immagini di San Ponziano.
Poi, alle 11.30, c’è stato il solenne pontificale nel Duomo di Spoleto presieduto dall’Arcivescovo, concelebrato da tanti sacerdoti della Diocesi, alla presenza di varie autorità civili e militari, ad iniziare dai sindaci di Spoleto e Norcia, Andrea Sisti e Lorenzo Battistini (presidente del Consiglio Comunale), dal consigliere regionale Stefano Lisci e dal presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da Mauro Presazzi, con all’organo Angelo Silvio Rosati.
Una vita vale perché è orientata e non perché è indolore. Monsignor Boccardo ha avviato l’omelia citando lo scrittore Evelyn Arthur Waugh a proposito di alcuni martiri inglesi: «Noi siamo gli eredi della loro vittoria, e godiamo di tutto ciò che essi hanno conquistato con la morte».
«E noi spoletini – ha detto il Presule – possiamo affermare che anche il nostro San Ponziano “morì per vincere”. “Morire per vincere”, però, sono parole che possono descrivere pure certe posizioni che si stanno diffondendo anche in Italia, intese a permettere ai malati terminali di porre fine alla propria vita, come già avviene in altri Paesi che rendono il suicidio legale e, quasi, da promuovere. Lo abbiamo visto ancora recentemente, quando il suicidio assistito delle famose gemelle è stato presentato e celebrato sotto l’egida dell’autodeterminazione e della dignità, classificato come una “scelta libera”, ma in realtà espressione eloquente di una modernità che pare non tollerare più il limite, la fragilità o il declino».
Che cosa diremo a Dio, noi spoletini, per mezzo di San Ponziano? «Vogliamo raccomandare a Dio – ha detto l’Arcivescovo – le nostre famiglie, perché siano scuola di vera umanità e luogo di autentica educazione alla vita e all’amore. Gli vogliamo raccomandare i nostri bambini, perché siano protetti dalla malizia degli adulti e non siano sacrificati daIl’egoismo dei genitori. Gli vogliamo raccomandare i nostri adolescenti, ai quali in Città vengono venduti impunemente alcool e fumo, e i nostri giovani, perché non siano lasciati soli nella ricerca di un futuro di concordia, di stabilità e di giustizia. Gli vogliamo raccomandare i nostri malati, perché siano curati con amore e professionalità. Gli vogliamo raccomandare i nostri politici, perché operino sempre per il conseguimento del bene comune e Io antepongano agli interessi personali o di partito. Gli vogliamo raccomandare questa comunità diocesana, perché sia sempre testimone di fede, speranza, carità; sia sempre una casa accogliente dove ognuno si senta amato, perdonato, incoraggiato. Gli vogliamo affidare la nostra coscienza, perché sia sempre illuminata dalla Parola di Dio e rimanga un sacrario di decisioni giuste».
La comunità cristiana pronta a condividere impegni comuni per alleviare sofferenze e difendere i deboli. «S. Ponziano ci ricorda che, nel costruire la città, l’amore di Dio non è contro l’amore del prossimo, il pensiero del cielo non è dimenticanza della terra, il tempo dato a Dio non è tempo sottratto all’uomo. Perciò, la comunità cristiana è pronta a condividere impegni comuni, per alleviare sofferenze, sanare conflitti, difendere i deboli; per mettere a servizio del vivere civile tutte le sue risorse di spiritualità, di trascendenza, di umanità. S. Ponziano ci aiuti a scrivere pagine luminose nella storia della nostra Città e della nostra Diocesi, perché divengano ogni giorno di più spazi nei quali si ami gioiosamente la vita e sia dato alla gente il gusto di guardare in avanti, la voglia di avere un futuro, l’energia necessaria a costruire una società più vivace, più pronta a capire il senso ultimo delle cose, in grado di rispettare ed esaltare i veri valori dell’esistenza».

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