«Sul nuovo Santa Maria la Regione ci prende per cerebrolesi. Adesso costerebbe 280 milioni di più»

«E i ladri sarebbero i privati». Bandecchi a tutto campo contro la governatrice Proietti. Orsini: «Si punti a Colle Obito e non si perda altro tempo». IL VIDEO

AU. PROV.

TERNI – «Nella Terza commissione regionale emerge che per il nuovo ospedale di Terni ci vogliono addirittura 780 milioni. E i ladri sarebbero i privati che lo volevano realizzare con 280 milioni. La Regione non affida lo studio sulle possibili aree in cui costruirlo ai tecnici di Palazzo Donini mettendoli a confronto con quelli di Palazzo Spada, ma a una società emiliana. Una roba del genere è una presa in giro bella e buona». Stefano Bandecchi spara ad alzo zero sulla governatrice Proietti: «Passi San Valentino. Non inserire nel calendario della Regione il patrono di Terni, è in linea con la politica di rilancio di Perugia che lascia indietro come sempre il secondo capoluogo di provincia. Ma prendere in giro i ternani anche sul tema della sanità è inaccettabile».

Già, la sanità. Bandecchi ricorda che l’assessore regionale alla sanità è Stefania Proietti. «Si è tenuta la delega e si vede. Adesso non ci si riesce a curare neanche a pagamento». L’intramoenia è in black out da novembre. Non è possibile neanche prenotare una colonscopia al Santa Maria: bloccate le prenotazioni. «La Proietti palleggia con i ternani, li prende per cerebrolesi. Fa finta di non sapere che deve per forza dialogare con il Comune, che è il Comune a rilasciare le autorizzazioni a costruire». Sull’urgenza di definire tempi e location, interviene, Valdimiro Orsini: «Terni ha bisogno di una struttura sanitaria moderna, ma questa deve restare nell’attuale sito di Colle Obito. Il “Santa Maria” ha rappresentato per decenni un punto di riferimento, ma oggi la struttura è giunta al termine del suo ciclo vitale. La medicina moderna richiede spazi flessibili, tecnologie integrate e percorsi di
cura che una struttura concepita oltre cinquant’anni fa non può più garantire in modo efficiente.
Difendere l’attuale ospedale così com’è significherebbe condannare i cittadini a una sanità di serie B. Per questo dico un “Sì” convinto alla realizzazione di un nuovo plesso, evidenziando alcuni punti che ritengo vitali per l’interesse pubblico. In primo luogo, la localizzazione. Il nuovo ospedale deve essere realizzato nello stesso sito di Colle Obito. Non è solo una questione di tradizione, ma di urbanistica responsabile: scegliere un’area diversa significherebbe condannare l’attuale zona a un degrado irreversibile e, contemporaneamente, consumare nuovo suolo altrove, cementificando aree che dovrebbero restare verdi. Riqualificare Colle Obito significa invece valorizzare un’area già servita, centrale e funzionale. In secondo luogo, la questione delle risorse. Non mi appassiona la disputa ideologica sulla provenienza dei fondi. Che la Regione decida di procedere con finanziamenti interamente pubblici, con fondi INAlL o attraverso lo strumento del partenariato pubblico-privato, per me conta un solo risultato che è quello di realizzare il nuovo Ospedale di Terni nei tempi più rapidi possibili. Non sarò io a ostacolare la strada dei privati, a patto che la regia, la gestione dei servizi sanitari e il diritto alla salute restino saldamente nelle mani del pubblico e che i costi per la collettività siano chiari e sostenibili. La sfida è dunque sulla concretezza. I cittadini sono stanchi di ascoltare fiumi di parole, promesse che non si trasformano mai in cantieri. Ci vuole un cronoprogramma serio, la garanzia che non ci sia consumo di suolo e la certezza che la nuova struttura attragga quelle eccellenze mediche che oggi, purtroppo, cercano altrove migliori condizioni di lavoro. Il nuovo ospedale a Colle Obito non è una battaglia di parte, ma una necessità per l’intera comunità ternana e regionale. Il progetto va sostenuto, ma bisogna restare vigili affinché non si perda un solo metro quadro di sanità pubblica e non si sprechi un solo euro dei contribuenti. Terni ha già aspettato troppo»

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