Marco Brunacci
PERUGIA – Stangata delle tasse decisa dalla giunta regionale dell’Umbria per i suoi cittadini, atto secondo.
Non solo la batosta per il ceto medio, come dice qui di seguito sulla sua attenta analisi Marco Regni, ma anche penalizzazione per 28 milioni in due anni, 14 milioni all’anno, per l’industria attraverso l’aumento deciso dalla presidente Proietti dell’Irap.
L’Irap è una tassa particolarmente odiosa perché colpisce l’attività in sé, non l’andamento dell’attività, quindi il suo eventuale profitto.
È una sorta di invito a non assumere dipendenti e a non creare occasioni di espansione per le imprese. Una tassa-freno agli investimenti.
E l’Umbria decide di aumentarla.
Senza che nessuno faccia un briciolo di ragionamento economico e si interroghi.
Non è forse la debolezza della manifattura e la scarsa propensione al rischio di impresa la vera malattia dell’economia umbra, che ormai vive sempre più e ovunque di terziario, servizi e turismo e spesa pubblica?
Ma evidentemente bisogna concludere che la furia tassatrice che ha colto questa Giunta regionale al suo debutto era così forte da non consentire un ragionamento sereno e un minimo di riflessione.
“Tax and spend”, l”imperativo che sembrava superato a tutte le latitudini della politica, è invece con ogni evidenza ancora la tentazione alla quale la sinistra (almeno quella umbra) non sa resistere. Senza che dal centro del centrosinistra si ascoltino voci di eventuali dissidenti.
Il post di Marco Regni
Non solo stangata sul ceto medio. In Umbria arriva anche quella sulle imprese.
Nel dibattito di queste settimane sulla maxi stangata fiscale decisa dalla Regione Umbria – motivata da un inesistente default del bilancio sanità (Corte dei Conti e Mef dixit) – si è parlato, soprattutto e giustamente, di famiglie e contribuenti.
Ma è rimasto sotto traccia un altro duro colpo: quello al mondo delle imprese e di conseguenza del lavoro ![]()
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La legge regionale n. 2 dell’11 aprile 2025 porta 184 milioni di euro di nuovo gettito per il bilancio regionale:
156 milioni dalla maxi addizionale IRPEF sui cittadini (52 milioni l’anno dal 2025)
28 milioni dall’aumento dell’IRAP sulle imprese (14 milioni l’anno dal 2026)
Dal 2026, l’aumento dell’IRAP produrrà 14 milioni di euro l’anno di maggior gettito per il bilancio regionale e 14 milioni l’anno di salasso per chi produce, investe e assume.
Ma perché l’IRAP è così penalizzante?
Perché non tassa il profitto, ma l’attività.
L’IRAP – semplificando – tassa il valore della produzione che generi, non l’utile finale. Questo significa che anche se chiudi l’anno in perdita, potresti dover pagare IRAP perché alcuni costi (interessi passivi, collaboratori esterni, etc.) non riducono la base imponibile.
Quindi anche un’impresa che:
* dà lavoro
* investe in occupazione
* ha margini bassi
può pagare IRAP lo stesso.
Non a caso – anche se negli anni ha subito diverse modifiche – è sempre stata considerata dal centro destra ma anche dai settori della sinistra riformista e del sindacato riformista con in testa la Cisl una delle imposte peggiori per il mondo del lavoro
Oggi, in Umbria, si sceglie consapevolmente di aumentarla.
A pagarne il prezzo saranno imprese, occupazione e crescita.





