TERNI – «Siamo in piena recessione». Per Claudio Cipolla, segretario generale della Cgil, è necessario aprire una grande vertenza territoriale.«Servirà a contrastare invecchiamento, spopolamento, povertà e nuove solitudini. Entro fine gennaio inviteremo i parlamentari eletti in Umbria, trasferendogli le nostre analisi, preoccupazioni e proposte, chiedendo loro di acquisire consapevolezza della gravità della situazione e farsi promotori di azioni politiche conseguenti per evitare un declino irreversibile. Rilanciare investimenti, quantità e qualità del lavoro, sicurezza ambiente e welfare: queste le grandi sfide territoriali da affrontare con decisione, da subito, nel 2026».
La necessità di invertire in modo deciso, attraverso adeguate politiche, l’indebolimento complessivo del tessuto economico, produttivo, lavorativo e sociale, è qdesso. Non può essere rimandata. «Una vera e propria vertenza territoriale – ribadisce Cipolla – per ottenere politiche radicalmente diverse, a tutti i livelli, per arrestare la crisi in atto e compiere scelte che invertano l’andamento attuale e soprattutto siano capaci di rispondere ai reali bisogni delle persone che lavorano e pagano le tasse. I dati dell’Umbria e del territorio ternano sono peggiori rispetto a quelli della media nazionale e certificano un andamento su mercato del lavoro, qualità delle retribuzioni, pensioni, invecchiamento della popolazione, nuove povertà e solitudini molto preoccupanti»
«Il consuntivo del 2025, per la provincia di Terni – il discorso di Cipolla – è purtroppo molto negativo e critico. In primo luogo da un punto di vista sociodemografico, perché continuano i fenomeni di invecchiamento e spopolamento che vedono l’Umbria e in particolar modo Terni ai primi posti in Italia”. Impressionante il dato sull’indice di invecchiamento della popolazione (rapporto tra over 65 e under 15) che nella provincia ha raggiunto la soglia del 290% rispetto alla media nazionale che è di 195% (in provincia di Terni ogni 100 giovani under 15 abbiamo 290 over 65), con il 10% della popolazione con un età superiore agli 80 anni. L’altra criticità evidente è il mercato del lavoro: su una provincia di 215mila abitanti, di cui 22.800 stranieri, (dal 2015 a oggi si sono persi 15mila abitanti) sono circa 88mila (40% della popolazione) le persone occupate, trend leggermente in miglioramento, ma con aumento di ammortizzatori sociali, cessazioni di rapporti di lavoro e medie retributive più basse rispetto agli anni precedenti. “Questo dato ripropone la centralità del lavoro – ha sottolineato Cipolla – non solo in termini occupazionali ma soprattutto in termini di qualità, a partire da un lavoro sicuro, stabile, dignitoso e ben retribuito. In Umbria ormai da anni abbiamo livelli di reddito più bassi della media nazionale. Nella provincia di Terni il 67% delle persone che ha un reddito inferiore ai 26mila euro lordi annui e una media delle retribuzioni da lavoro di 22.300 euro rispetto alla media nazionale che invece è di 27mila euro”. Il dato ancora più preoccupante riguarda i 66mila (31% della popolazione) pensionati tra i quali, oltre a registrare un abbassamento delle pensioni medie rispetto agli anni precedenti, ci sono circa 23mila persone che hanno una pensione che non supera i mille euro mensili. Sul versante sociale preoccupante l’aumento delle nuove povertà (pur avendo un reddito si fatica a vivere dignitosamente) di chi si rivolge alla Caritas per avere un pasto, di chi rinuncia a curarsi, di chi è in lista di attesa per entrare in residenze protette (oltre 350 persone) e soprattutto delle persone che vivono sole che sono stimate essere 44mila. Fenomeno questo che certamente amplifica difficoltà e incapacità di garantirsi una qualità della vita dignitosa.
Poi c’è l’andamento economico e produttivo che segna il passo registrando nel settore produttivo-manifatturiero evidenti criticità negli ambiti sidero-meccanico, chimico e agroalimentare. Il dato dell’export umbro certifica una riduzione, rispetto all’anno precedente, superiore al 5%. «Le troppe crisi presenti sul territorio, che pagano esclusivamente lavoratrici e lavoratori in termini di indebolimento di salari e diritti – ricorda Cipolla – non possono più essere affrontate come vertenze singole ma ci obbligano ad aprire una vertenza generale territoriale. La crisi dell’automotive ha ripercussioni, non solo nella filiera del tubo, ma anche in aziende a essa collegate. Nel territorio ci sono forti preoccupazioni per il sistema delle costruzioni, legate al termine dei fondi Pnrr, e a un dinamismo nel settore del terziario con evidenti problemi di lavoro povero, precario e non di qualità». Altro dato emblematico della crisi è la riduzione dei consumi del 7 per cento rispetto al precedente anno. Manca una capacità di visione e di progettualità che guardi alle sfide che abbiamo davanti nei prossimi anni e riparta dai settori che ancora caratterizzano una parte fondamentale dell’economia e del lavoro, con capacità di innovare, diversificare, qualificare generando nuova occupazione e rilanciando investimenti e qualità. Serve capitalizzare gli strumenti economici e finanziari per creare fattori localizzativi e rendere attrattivo per nuovi investimenti il nostro territorio; ripartire dalla strategicità del territorio nell’Italia di mezzo come “cerniera” di sviluppo economico tra il nord e sud del paese e il collegamento tra Tirreno e Adriatico. Serve investire in politiche per il lavoro e di formazione per i giovani evitando la fuga dai nostri territori. Dirimente e fondamentale è anche l’attenzione ai servizi per migliorare qualità della vita delle persone e pensando al welfare come un investimento e non una spesa”. Partendo da questo la Cgil rilancia la necessità di intervenire su quattro ambiti fondamentali, lavoro, salute, sviluppo e welfare. “Occorre rafforzare il potere di acquisto di salari e pensioni attraverso adeguamenti e aumenti in busta paga – ha concluso Cipolla –, rinnovando i contratti nazionali e magari detassando gli stessi aumenti. Serve una riforma fiscale più equa e giusta, fare investimenti in sviluppo, politiche industriali, ambiente e soprattutto lavoro di qualità, sicuro e stabile. Fare serie politiche che evitino la fuga dei nostri giovani all’estero e destinare le entrate delle tasse degli italiani per rafforzare il welfare investendo in sanità, diritto all’istruzione e servizi”.
Per quanto riguarda l’organizzazione sindacale, il 2025, pur nelle difficoltà rappresentate, ha visto un protagonismo della Cgil di Terni con una crescita in termini di iscritti (circa 1.700 iscritti nuovi nel 2025 per un numero complessivo di oltre 24mila) e un aumento delle pratiche svolte negli uffici di tutela individuali (circa 48mila pratiche individuali). “Segno questo – ha concluso Cipolla – che c’è tanto bisogno di sindacato, che le persone hanno necessità e bisogno di affermare diritti ed esercitare tutele, ma soprattutto che riconoscono nella Cgil” quel profilo di affidabilità, competenza e capacità di rappresentanza che ci spinge a proseguire e andare avanti”.








