TERNI – Meno presenze e, soprattutto, molte meno permanenze. La media del soggiorno nelle strutture ricettive della Conca si assottiglia. Passa da tre a un giorno e mezzo e il dato relativo alla tassa di soggiorno lo conferma. I dati Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) sul monitoraggio economico-finanziario dicono che nel 2025 il Comune di Terni ha incassato 326.737 euro, contro i 348.605 euro del 2024. Il 6,7 per cento in meno.
Terni maglia nera dell’Umbria, nonostante la Cascata. Terni l’unica città dell’Umbria a perdere numeri.Un dato che se rapportato all’andamento generale del turismo nel cuore verde d’Italia, che invece è in crescita del 22 per cento, diventa ancora più significativo. Bene Orvieto, che registra un aumento del 17,71 per cento di incassi per la tassa di soggiorno ( passa da 538.408 nel 2024 a 633.768 euro nel 2025). Bene per tutta una serie di eventi consolidati, come Umbria Jazz Winter. Resta da capire come mai proprio la città di San Valentino e delle Acque, così vicina a Roma, sia arretrata nell’anno del Giubileo.
L’affondo del Movimento 5 Stelle: «I numeri della tassa di soggiorno certificano ciò che denunciamo politicamente da mesi: Terni sta scivolando fuori dalle traiettorie turistiche per una grave e persistente incapacità e mancanza di programmazione da parte della giunta Bandecchi. La stessa che in campagna elettorale prometteva di cambiare la vocazione di Terni da industriale a turistica. Non è un problema di comunicazione, ma di governo del territorio. E il conto lo pagano i commercianti, le imprese e i cittadini ternani. I dati Siope parlano chiaro. Nel 2023 il Comune di Terni incassava 356.757 euro di tassa di soggiorno. Nel 2024 il gettito è sceso a 348.606 euro e nel 2025 a 326.737 euro. Una perdita complessiva del –8,4 per cento. Due anni consecutivi in calo, mentre il resto dell’Umbria cresceva del + 22%. A confermarlo sono anche i dati regionali sulle presenze turistiche. Nel 2024 Terni registra un –8,9 per cento di presenze, a fronte di un’Umbria che cresce del +6,3 per cento. Gli arrivi tengono, ma i pernottamenti crollano: i turisti arrivano, visitano la Cascata delle Marmore e ripartono, con un turismo mordi e fuggi, senza ricadute stabili sull’economia locale. Terni intercetta visitatori, ma non riesce a trasformarli in pernottamenti: è diventata una città di passaggio».
Il paradosso è che questo arretramento si consuma nell’anno del Giubileo, un’occasione unica di cui ha beneficiato gran parte della Regione Umbria e persino altri comuni della provincia di Terni come Narni e Orvieto. Terni, pur trovandosi a poco più di un’ora da Roma, è rimasta completamente fuori dai flussi giubilari. Nessun collegamento strutturato, nessun pacchetto integrato proposto ai pellegrini, nessuna iniziativa capace di intercettare e trattenere i visitatori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i flussi passano, ma non si fermano. L’assenza di eventi di rilievo e di una programmazione strutturata ha prodotto un calo diretto delle notti trascorse in città. In due anni Terni ha perso tutti gli eventi capaci di portare persone da fuori e generare indotto reale. Umbria Jazz, unico evento di respiro internazionale, abbandonato per non investire 180 mila euro, mentre nello stesso periodo il Comune spendeva oltre 600 mila euro in luminarie natalizie. Il Letz Festival, che fino al 2024 portava oltre 100 mila presenze, cancellato.


