Aiuto, mi si è ristretta la Zes. Da Terni lanciano l’allarme: c’è una sproporzione intollerabile tra le due Province, la Regione intervenga

SPOTLIGHT DI MARCO BRUNACCI | Bandecchi e Ferranti hanno ottenuto l’attenzione del ministro Foti, adesso tocca alla giunta regionale farsi sentire. Ma il nodo resta sempre lo stesso: c’è la consapevolezza che la tenuta dell’Umbria si gioca sulla capacità di rappresentare il territorio nel suo insieme?

di Marco Brunacci

TERNI – La Zes può essere un’occasione per l’Umbria anche se la Zone economica speciale (Zes) è un’arma spuntata se si immagina sia un incentivo automatico per le imprese.
Però i vantaggi restano: da una parte gli aiuti economici, dall’altra la semplificazione burocratica permettono di dare un po’ di vitalità al sistema che in Umbria ha un bisogno assoluto di essere rivitalizzato. Lo studio dell’Aur (l’Agenzia umbria ricerche) lancia l’allarme su un Pil regionale che fatica sempre di più e ha prospettive peggiori della media nazionale.
E’ vero che i limiti dell’Umbria rappresentano per certi versi anche una forza: la grande quantità di redditi da pensioni, il pubblico sovrabbondante, il privato che prova a mantenersi al riparo delle grandi tempeste nazionali e internazionali, consentono di evitare tracolli.
Alla fine si tira a campare. Ma una prospettiva del genere è tutto meno che rassicurante.
In questo contesto ha un rilievo particolare lo squilibrio che c’è tra la possibilità di utilizzare la Zes in 34 comuni del Perugino e in soli 3 del Ternano.
Il sindaco e presidente della Provincia di Terni, Bandecchi, e il suo vicepresidente della Provincia, Ferranti, hanno deciso di mettere nero su bianco la sproporzione degli interventi: tutto nasce – è vero – dalla segnalazione delle criticità fatte dalla giunta precedente, ma con l’arrivo della Zes, tutto cambia.
Tocca alla Regione oggi riequilibrare la situazione. Per dirne una: l’Orvietano dal punto di vista delle difficoltà delle imprese non è certo una zona seconda a quelle del Perugino.
E su tutto il territorio va fatta una diversa ricognizione. Soprattutto è il momento che la Regione prenda atto, nei fatti, che è formata da due Province le quali hanno uguali diritti a essere rappresentate.
Il ministro Foti ha risposto alla allarmata lettera di Bandecchi e Ferranti. Ha spiegato da dove si è partiti. Ma le situazioni del 2021 e del 2023 non sono sovrapponibili a quella attuale, che prevede la Zes. Il bisogno di tutte le aree dell’Umbria in difficoltà deve esser fatto presente da subito dalla giunta regionale al Governo nazionale. La disponibilità del Governo a discuterne c’è. Si tratta di aprire un confronto su basi solide.
Bandecchi e Ferranti battono sul tamburo. L’occasione non può essere persa. Ma non sfugge a nessuno che dietro a tutto questo c’è il grande punto interrogativo: davvero la giunta regionale interpreta le necessità di tutti i territori dell’Umbria con la stessa attenzione? O quando pensa a Terni lo fa perfino con qualche fastidio?
La vicenda dell’ipotetico nuovo ospedale di Terni resta emblematica.
Per il sindaco Bandecchi siamo “alla presa in giro”. Sicuramente solo fumo si sta alzano dai palazzi regionali sulle concretissime questioni poste da Terni. Ormai sono in tanti sono convinti che i progetti sull’ospedale ternano finiranno per essere annegati in un mare di chiacchiere. Con ovvie conseguenze per Terni, ma anche con detrimento
della tenuta dell’intera regione. Per dirla cruda: l’Umbria non sopravvive sull’asse Perugia-Assisi.

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