TERNI – I terremoti in Giappone sono così frequenti che gli abitanti del Sol Levante sono abituati: sanno bene come prevenire e come rialzarsi, cosa fare e come costruire. I colpi continui assestati da Bandecchi alle regole e alle istituzioni – un’escalation di terremoti da due anni e mezzo a questa parte – rischiano di provocare, invece, un effetto collaterale opposto, quello della rassegnata assuefazione, qualunque sia l’entità del danno. Assuefazione a che cosa?
Assuefazione, innanzitutto, alle bugie della sinistra: bugie a proposito del presunto silenzio del centrodestra sul ‘maxi-rimpasto di S. Valentino’ (centrodestra che invece ha censurato l’operazione in tempo reale, già dieci giorni fa, con una presa di posizione unitaria); bugie nel tentativo di accreditarsi come la soluzione del problema (facendo finta di non essere stata, proprio la sinistra, alla prova di governo della città, la causa delle più gravi crisi politico-finanziarie del Comune di Terni degli ultimi lustri, dalla tangentopoli degli anni ’90, al dissesto su cui è franata la giunta- Di Girolamo). Bugie consumate per farci dimenticare – impossibile – di essere stata proprio la sinistra o, come si dice, il campo largo – dal PD al M5S – a far diventare sindaco Bandecchi, convogliando i voti su di lui al ballottaggio del 2023, purché venisse sconfitto il centrodestra: prova ignobile di interessi di parte anteposti a quelli della città, giocare al tanto peggio tanto meglio, ciò che rende quei partiti e quella coalizione del tutto inaffidabili.
E poi (rischio grave) c’è l’assuefazione alle picconate che Bandecchi assesta alla buona politica e al buon governo sin dal suo insediamento: assuefazione al linguaggio delle offese, degli insulti e delle minacce; al suo disprezzo nei confronti delle opposizioni, del consiglio comunale, dei giornalisti e chi più ne ha più ne metta; assuefazione al disprezzo delle regole praticato continuamente.
Non si può fare l’abitudine, però, alla spettacolarizzazione della politica a tutti i costi, come quella che per ultimo ha accompagnato l’annuncio a favore di telecamera dell’azzeramento della vecchia giunta (poi rivelatosi solo parziale): come se, per l’Amministrazione, i regolamenti di conti all’interno di Alternativa Popolare (di questo si è trattato) non comportassero contraccolpi negativi. Non si può fare l’abitudine alle favole che per ultimo Bandecchi ha propinato a proposito del buon operato degli assessori silurati (7 su 9) vicesindaco in testa: siluramento che certifica di per sé la debacle, basta prendere il suo stesso programma, (solo un lungo elenco di proclami rimasti tali); basta constatare che i progetti, i cantieri, i fondi (PNRR), le opere pubbliche di cui prova a vantarsi vengono praticamente tutti dalla precedente Amministrazione di centrodestra, pur legata mani e piedi dalle conseguenze del dissesto ereditato dalla giunta-Di Girolamo. Non si può fare assolutamente l’abitudine all’uso della cosa pubblica come fosse ‘cosa nostra’. Un uso che ricorre quando il sindaco – proprio come è accaduto in queste ore – sposta a suo piacimento un ex assessore, appena licenziato dalla giunta, da Palazzo Spada nientemeno che alla presidenza di ASM SpA, come se la legge e i regolamenti comunali non imponessero di passare attraverso procedure di evidenza pubblica e selezione di curriculum. Un uso che ricorre quando Bandecchi spiega, come ha fatto in questi giorni, che – fosse per lui – farebbe anche a meno di un vicesindaco: e assegna tutt’al più al prescelto (anche qui, c’è una legge…) funzioni di mero passacarte. Un uso padronale dell’Amministrazione contro ogni regola, conclamato dall’intreccio di interessi pubblici e privati, che si consuma in pericolosi conflitti, tra proprietà, terreni, la Ternana femminile, la clinica futuribile, stadio, ospedale, palasport, consigli di amministrazione, project financing, strutture e progetti, che gettano da subito ombre inquietanti – è dire poco – sul Bandecchi bis. Non ci si può assuefare ad una politica senza visione e senza numeri: giacché – sarà bene che nessuno lo dimentichi – i numeri di Bandecchi fuori della Conca sono quelli certificati dalle performance elettorali a Trento o alle europee, alle regionali in Umbria, in Liguria o in Campania o, per tornare a Terni, le pochissime migliaia di voti che gli erano rimasti alla conta del novembre-2024. E quello (oggi magari anche meno) è realmente ciò che ne resta.
L’antidoto contro il rischio-assuefazione è la determinazione sincera a costruire un’alternativa: senza bugie, senza ripetere errori del passato, senza offrire sponde, senza soccorso-rosso o peggio, senza credere neanche per sbaglio a certi appelli all’unità che adesso arrivano fuori tempo massimo e contro ogni evidenza, morale e politica.


