Cardinali-Asm, M5S Terni: “Non è un parcheggio per assessori rimossi”

I rappresentanti pentastellati richiamano il regolamento comunale sulle nomine

TERNI – Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Terni solleva una dura critica nei confronti della recente nomina ai vertici di Asm, definendo politicamente e istituzionalmente inaccettabile la scelta di collocare un assessore rimosso dal Sindaco alla guida di una delle società più strategiche della città. Secondo gli esponenti pentastellati, è incoerente ritenere idonea alla presidenza di una multiutility da oltre 60 milioni di euro una persona precedentemente giudicata inadeguata per il governo dell’esecutivo comunale, specialmente dopo le pesanti accuse di incapacità rivolte alla giunta.

Il comunicato stampa diffuso dal Movimento sottolinea come Asm non sia una partecipata marginale, ma uno snodo cruciale dell’economia locale che gestisce servizi pubblici essenziali e incide direttamente sulle tasche dei cittadini. La nota ricorda che il controllo pubblico sulla società è stato progressivamente indebolito dalle scelte del centrodestra, che hanno rafforzato il peso del socio privato Acea. In un contesto tecnico così complesso, che coinvolge la gestione di acqua, energia e rifiuti, la presidenza richiederebbe competenze manageriali comprovate e capacità economico-finanziarie solide, e non potrebbe essere intesa come un semplice incarico fiduciario o un risarcimento politico.

I rappresentanti del Movimento 5 Stelle richiamano inoltre il Regolamento comunale sulle nomine, che prevede procedure comparative pubbliche basate sulla competenza tecnica. Nel caso specifico di Asm, denunciano l’assenza di tale procedura e il rischio che l’urgenza diventi un pretesto per aggirare le regole. Per queste ragioni, il Gruppo chiede la pubblicazione integrale degli atti istruttori, pretendendo chiarimenti sulle verifiche di incompatibilità, sulle motivazioni che legano il curriculum del nominato alla complessità della società e sulle ragioni che hanno portato a saltare la procedura ordinaria. La preoccupazione principale resta il costo che i cittadini potrebbero pagare in termini di tariffe più alte e minori investimenti se la guida politica dell’azienda risultasse debole o priva delle necessarie competenze.

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