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Clamoroso/ Il tam tam rulla: l’ottimo direttore di Umbria Jazz Piccinelli pronto a lasciare alla vigilia della manifestazione

Dopo il caso Ferrucci-Sviluppumbria, per il no al doppio stipendio, e l’affaire del candidato Pd ad Assisi Mirti nuovo dirigente regionale, arriva una nuova scossa di terremoto per la presidente Proietti

M.Brun.

PERUGIA – A ogni giorno il suo affanno, secondo i libri sapienziali biblici. E un problema in più per la Giunta regionale. Sarà perché è nata sotto la stella delle super tasse, e non viene bene.
Se il primo anno di Governo, il 2025, era stato, con ogni evidenza, un anno horribilis tanto da far chiedere a sinistra un cambio di passo, il 2026 appena iniziato, anziché freschi venti di libeccio per una nuova navigazione, porta un’infida bonaccia, foriera di ogni possibile sciagura.
L’anno è iniziato con l’ottimo professor Ferrucci già sul pianerottolo di Sviluppumbria, con le valigie in mano. E Ferrucci, per il mondo economico umbro, così tanto perplesso, poteva comunque essere un interlocutore in rappresentanza di questo, per tanti versi sciamannato, nuovo corso di sinistra in Umbria, così distante anche dal centrosinistra storico di governo.
Poi ecco il caso del concorso pubblico per il nuovo dirigente regionale alla Cultura, prima revocato e poi assegnato tramite mobilità volontaria a un ex assessore della Giunta assisana Proietti e in maggio nuovamente candidato (e guarda caso primo dei non eletti) con il Pd nella corsa a sindaco, il l’illustrissimo Paolo Mirti.
E ora arriva il sisma di cui tanti a Perugia parlano.
Roberto Piccinelli, gran signore e da 3 anni amministratore accorto e gentile direttore di Umbria Jazz, uomo di esperienza, mano ferma e, come un sarto artigianale, dedito ai migliori tagli agli sprechi, un occhio ai conti e uno al buon rapporto con il grande patron Pagnotta (che nostro Signore ce lo mantenga) è pronto a lasciare, non fosse che è un gentleman, anche sbattendo la porta, dopo la problematica prima edizione dell’era Proietti e una politica un po’ troppo invasiva, dalla quale comunque ha protetto il bilancio nonostante le difficoltà.
Sembra già raggiunto l’accordo di uscita: un anno e mezzo a stipendio pieno, però con un ruolo solo di rappresentanza per il direttore, sempre che si possa fare.
Sarà vero? Depone per il si’, l’abnegazione e l’impegno con il quale l’esperto presidente della Fondazione Uj, Mazzoni, si prodiga per spegnere ogni fuoco e per non danneggiare ancora il governo regionale amico, che col jazz ha un rapporto sincopato. Insomma: a singhiozzo. (Idea per migliorare i rapporti con la Regione: perché non varare subito un’edizione ad Assisi, Parte de Sopra contro Parte de Sotto a colpi di swing e jam session?).
Il problema è che Umbria Jazz è alle porte. È il principale evento rimasto, anche se solo a Perugia, dopo la clamorosa soppressione di Umbria Jazz Terni.
Uj continua ad avere un fiume di sovvenzioni pubbliche, ai massimi storici grazie al governo Meloni e alla Regione che ha confermato l’investimento iniziato con l’era Tesei. Ha perso, in verità, due-terzi dei contributi del Comune di Perugia, ma dicono che Vittoria Ferdinandi ci stia ripensando. Non fosse altro che per un minimo di riconoscenza, sapendo quanto il Jazz perugino si è speso per eleggerla.
Gli esperti del ramo intanto segnalano che, dopo la parentesi 2025, si è tornati – dicono almeno cotesti esperti – precipitosamente tornati alla formula degli anni precedenti e due grandi star come Sting e Zucchero sono state contrattualizzate a garanzia di numeri, visibilità ed incasso.
Ora però la tegola Piccinelli, di sicuro più vicino a Pagnotta che a Mazzoni.
Non stiamo neanche a ricordare quello di cui tutti discutono nelle segrete (?) stanze, ma col divieto di parlarne in pubblico: in prospettiva c’è un giovane direttore artistico e un azionista di maggioranza privato (indovinate un po’?), nel contesto di una Fondazione sempre pubblica, in cui il presidente (Mazzoni) avrebbe – va da sé- un ruolo stategico decisivo, figurarsi quanto decisivo senza Piccinelli o con Piccinelli con un incarico solo di rappresentanza.
Ma noi diamo forse retta ai fumi che salgono dalle segrete (?) stanze, per dirci che siamo in procinto (subito dopo l’estate) di una revolution?
Giammai.
Abituati come siamo ad attendere i comunicati ufficiali degli enti preposti, aspettiamo fiduciosi per sapere qualcosa di concreto. Basta fumi.
E aspettiamo con una sola curiosità: l’assessore e vicepresidente Pd alla cultura Bori, con delega a Umbria Jazz, si sarà fatto una sua idea della situazione? Quale?

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