Edilizia residenziale pubblica, passa la riforma del Patto Avanti. L’opposizione va all’attacco: «Contro le famiglie oneste»

La maggioranza fa passare a gran velocità la nuova normativa di sinistra, il centrodestra incassa e prova a partire in contropiede. Ma l’Umbria massimalista sta diventando un laboratorio nazionale

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il Patto Avanti, con tutto il suo bagaglio di ainistra d’antan, di rosso antico, le sue riforme le decide, ci punta la legislatura e le realizza a tutta velocità, per quanto divisive e ideologiche siano, buttando sul piatto della bilancia tutto il peso della maggioranza.
Il centrodestra, che è rapidamente transitato al governo, ha avuto il timore di farlo. Bastava l’annuncio di una manifestazione dei landiniani della Cgil per allungare i tempi e la riflessione, facendo finire certe volte in un binario morto, decisioni caratterizzanti di un governo nuovo.
Una spiegazione di quel che è avvenuto in Umbria e sintetizzato nella riforma della riforma dell’edilizia pubblica residenziale appena votata dall’Assemblea legislativa.
L’inarrivabile assessore Barcaioli, lancia in resta, ripartendo dai dogmi della sinistra massimalista che sembrava essersi stemperata nell’Ulivo prima e poi nel confronto col Pd di Veltroni e Renzi, si fa approvare una legge sull’edilizia residenziale pubblica che viene descritta dall’opposizione così: “Con questa legge la maggioranza compie una scelta politica precisa: volta le spalle alle famiglie che da anni aspettano una casa rispettando le regole”.

Il relatore di minoranza Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia) attacca dopo il via libera dell’Aula alla riforma dell’edilizia residenziale sociale, approvata da Pd, Avs, M5S e Ud-Pp e respinta dal centrodestra.
Nel mirino la bocciatura degli emendamenti contro le occupazioni abusive e l’apertura agli alloggi per i soggetti in esecuzione penale esterna.
“Avevamo chiesto una cosa di buonsenso: prima si risarcisce il danno alla collettività e poi si accede a un beneficio pubblico. La sinistra ha detto no”.
Poi ancora:
“I numeri parlano chiaro: in Umbria ci sono circa 4mila persone in lista d’attesa e Ater assegna appena 200-300 alloggi l’anno. Con questa riforma non si accorciano le graduatorie e non si aumenta il numero delle case disponibili, ma si redistribuisce una risorsa già insufficiente creando nuove corsie preferenziali”.
Netta la posizione sulla riabilitazione:
“Non è un atto burocratico. Chi ha sbagliato deve scontare la pena e risarcire la vittima. Solo così si ricostruisce il patto sociale”.
Critiche anche alla cancellazione della decadenza dall’alloggio per chi non garantisce l’obbligo scolastico ai figli:
“Si abbassa l’asticella della responsabilità e si manda un messaggio sbagliato proprio nei quartieri dove vivono le fragilità più grandi”.
Non solo, prosegue:
“Nei quartieri ERP abitano anziani, donne sole, persone con disabilità e famiglie con bambini. Prima di ampliare i beneficiari bisognerebbe recuperare gli alloggi sfitti, accelerare le assegnazioni e investire realmente sull’edilizia pubblica. Noi abbiamo un’idea diversa di welfare: aiutare chi è in difficoltà senza mettere in competizione le fragilità e senza penalizzare chi è in graduatoria da anni. La solidarietà non può essere costruita contro le famiglie oneste”.
Si può dar torto a Giambartolomei?
Usa come ovvio i toni dell’oppositore, sottolineando i caratteri distintivi, ma nella sostanza è la conferma di quel che il Patto Avanti ha voluto far transitare: una scelta di sinistra senza se e senza ma. Senza alcun timore, anche se riporta l’orologio della sinistra indietro nella storia.
Non è escluso che l’Umbria diventerà un laboratorio nazionale.

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