TERNI – Dal 13 al 15 febbraio tornano gli hobbisti – 18 espositori – alla Galleria del Corso. Un palliativo per animarla durante i festeggiamenti valentiniani. Ma di quel salotto buono, oggi scambiato per una latrina a cielo aperto dove si va a dormire e a fare i propri bisogni, non resta che un lontano ricordo.
«A Corso Tacito c’era il bitume – ricordano gli anziani – e lo stacco con il marmo della Galleria era evidente. Una galleria luminosa, non tanto per le luci condominiali, ma per le vetrine che retavano accese tutta la notte». Erano quelle di Barbetti con le grandi firme da uomo. Erano altri tempi: quando iniziavano i saldi di fine stagione c’era la fila lungo tutto corso Tacito. Dante Barbetti, un imprenditore nel vero senso della parola, rispose ai cambiamenti – la limitazione del traffico in centro e l’assalto della grande distribuzione – con la specialità. Iniziò ad organizzare sfilate in Galleria, chiamò personaggi noti come Claudio Lippi e Maria Giovanna Elmi, rimanendo il punto di riferimento del commercio di qualità. Eppoi c’era il Caffè Evangelisti, oggi Caffè del Corso, chiuso “per disperazione” due anni fa. La Galleria del Corso era punto di ritrovo anche per tani giovani, che andavano ad ascoltare l’ultimo album del loro cantautore preferito da Sinfony e provare un nuovo look da L’Elefante. Era un polo culturale: da Sinfony si trovavano i biglietti di Umbria Jazz e si ascoltava musica di qualità seduti ai tavoli. Oggi non ci sono più nemmeno quelli. Oggi c’è il degrado e le promesse fatte, da destra a sinistra, sono rimaste lettera morta. La governatrice Proietti, durante la sua intensa campagna elettorale, rimase scioccata nel vedere un luogo simbolo del commercio di vicinato ridotto così. «Una incuria che non si può tollerare», Il VIDEO. E, proprio perchè la Regione era in mano alla destra, disse che era la desertificazione delle destre, disse che era colpa anche della Regione: «Ci vuole la mano del Comune e della Regione. Ci vuole di prendere in mano il Testo unico del commercio e di immettere fondi». Il Testo Unico del Commercio è in stesura, la Galleria del Corso, in pratica, non esiste più.








