L’attrice ternana Beatrice Savignani ieri al The Space per Le cose non dette

Originaria di Cesi, ha presentato ieri in uno dei cinema cittadini il suo primo film con Gabriele Muccino

DIEGO DIOMEDI

TERNI – Una sala piena quella di ieri sera al cinema The Space di Terni alle ore 21.00 per “Le cose non dette” di Gabriele Muccino, complice l’ospite, l’attrice ternana Beatrice Savignani. La professionista, originaria di Cesi, si è detta molto emozionata e felice per aver presentato il film nella sua città. Da considerarsi praticamente un esordio se consideriamo l’importanza del regista Gabriele Muccino (Gli anni già belli, A casa tutti bene, Baciami ancora ma anche film internazionali come La ricerca della felicità con Will Smith) e dei colleghi Accorsi, Leone, Santamaria e Crescentini. La giovane attrice, che nel film interpreta Blu, si dimostra a suo agio nel lavorare in una produzione così importante. Nel film infatti, recita la parte di una giovane studentessa di filosofia, amante del professore universitario e scrittore Carlo Ristuccia, marito di Elisa (Miriam Leone), giornalista. Insieme a loro Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini) insieme alla figlia Vittoria.

IL FILM Tratto dal romanzo Siracusa di Ephron e girato tra Roma e Tangeri, il film vive essenzialmente due parti. La prima, molto più lenta e a tratti anche un po’ prevedibile, ma è un classico “Mucciniano”. Mille sono i riferimenti alle città (uno su tutti, a Roma, il ristorante l’Antica Pesa di Francesco Panella che in alcuni scatti social si mostra divertito insieme al cast) e per Tangeri, le mille sfaccettature poetiche e artistiche. Oltre ai luoghi, i richiami continui sono anche al mondo precedente – prima si diceva del cognome che ritorna – ma non mancano anche le scene, la voce fuori campo, la teoria del “fermarsi”, le urla. Tutto il mondo del regista che torna e ritorna nei suoi film (un richiamo forte è anche per L’ultimo bacio, prequel del 2001 di Baciamo ancora del 2010). Nel cast comunque, Savignani, riesce ad emergere bene. Un po’ per una Leone spenta (probabile volontariamente) e Crescentini in overacting (ma anche questo un richiamo ad A casa tutti bene, stesso ruolo di base). Per Accorsi, che si cala bene nella parte complice la sua espressione tipica di confusione e sofferenza (sentimenti che ritornano nel film e che rimangono anche alla fine vista la conclusione e la novità nel paronama del regista). Bene Santamaria, mai banale.

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