DIEGO DIOMEDI
TERNI – Il viaggio di Davide Patron, creator che racconta come la passione per le lingue possa trasformarsi in una carriera di successo sui social. Con un approccio che privilegia l’inglese reale rispetto a quello dei libri di testo, l’obiettivo è abbattere il timore del giudizio e la paura di sbagliare. In questa intervista esclusiva per Umbria7, scopriamo come nascono i suoi video virali, quali sono gli errori più comuni che noi italiani commettiamo senza rendercene conto e perché, per imparare davvero, bisogna avere il coraggio di fare qualche figuraccia.
Quando hai capito che insegnare inglese sui social sarebbe diventata la tua strada principale?
Tutto è iniziato ufficialmente il 6 giugno 2020 a Barcellona, durante la prima ondata di Covid . Ho sempre amato le lingue come metodo per esplorare nuove culture e comunicare, così, finiti gli esami all’università, ho deciso di provare a fare sui social quello che già facevo con amici e famiglia, cioè dare consigli sull’inglese reale, quello che si usa veramente e non solo quello che si studia per forza a scuola. La risposta è stata subito positiva; la gente era incuriosita e ho iniziato a postare anche tre volte al giorno . Quella che era un’attività parallela agli studi, in questi sei anni, è diventata il mio lavoro, mosso dall’idea che l’inglese non debba essere per forza noioso
Qual è l’errore più comune che fanno gli italiani quando parlano inglese?
Il mio “cavallo di battaglia” è sempre stata la pronuncia, perché in Italia è un aspetto su cui non lavoriamo mai . Ci sono dei grandi classici dell’errore, come performance o, il peggiore di tutti, management, che molti dicono “manàgement” invece di “mànagement” . Poi ci sono le parole che ci inventiamo o i “falsi amici”: pensiamo che beauty case sia inglese, ma loro dicono toiletry bag; oppure usiamo slip, che però deriva dal francese, mentre in inglese si dice underpants. Anche termini semplici come le ciabatte, che diventano flip-flops, spesso ci traggono in inganno.

Come scegli gli argomenti dei tuoi video e cosa rende una “pillola di inglese” davvero efficace?
Per i miei video cerco sempre l'”elemento wow”, qualcosa che faccia dire allo spettatore: “Ma davvero si dice così?”. Prendo ispirazione dalla mia vita quotidiana, vivo in Scozia; quindi, se sento un’espressione particolare dai miei amici del posto o noto un errore ricorrente quando parlo con altri italiani, me lo segno subito per elaborarlo . Negli anni ho cambiato tanti format, passando dal lessico specifico della cucina o della natura ai confronti tra i vari accenti, come quello americano, britannico, scozzese o irlandese, proprio perché l’inglese è una lingua estremamente varia.
Che consiglio daresti a chi ha paura di parlare inglese per timore di sbagliare?
A chi ha paura di parlare inglese mi sento di dire: parlate, provate, fate figuracce; non bisogna avere paura. Il timore di sbagliare spesso deriva dal trauma scolastico, dove l’errore significa un voto basso. Ma l’inglese nella vita reale è un mezzo di comunicazione, non un’interrogazione. Se il tuo interlocutore capisce il messaggio, hai già vinto, anche se la grammatica non è perfetta. Non bisogna farsi bloccare dal timore della presa in giro. Imparare l’inglese è come andare in bicicletta. Puoi leggere tutti i libri che vuoi, ma se non sali in sella e non accetti il rischio di cadere, non imparerai mai a pedalare

Cosa pensi del Tic Festival e che valore hanno eventi come questo per chi lavora nel mondo dei social?
Presto tornerò per la seconda volta al TIC Festival di Terni, un evento che trovo stupendo e organizzato alla perfezione. Mi piace molto perché, a differenza di altri raduni, punta sulla promozione della cultura e del territorio. Ho partecipato anche al “Road to TIC” in giro per l’Umbria e sono rimasto estasiato dalle persone, dal cibo e dall’atmosfera delle città. Penso sia un progetto fatto con vera passione che dà un valore immenso a Terni.


