di Marco Brunacci
PERUGIA – Al solito il più esplicito è stato il senatore Fdi, Franco Zaffini: «Bandecchi? E’ stato un incidente di percorso».
È vero che comunque Zaffini è tornato anche sulle sue vecchie idee per l’ospedale di Terni, che il consigliere regionale, a lui vicino, Matteo Giambartolomei, aveva già espresso senza successo alcuno in Assemblea legislativa: «Destiniamo – ha detto – 184 milioni delle tasse in più imposte dalla Regione all’ospedale ternano».
Un inutile esercizio verbale.
I 184 milioni – è chiaro ai lettori di Umbria7 – hanno precise destinazioni, che ai più sfuggono, ma non a quei gruppi di elettori del Patto Avanti, che su quei soldi già hanno fatto conto.
Zaffini è personaggio autorevole, come pochi. Ma molti altri in Fdi sono sulla stessa linea.
Autorevoli sono anche i big di Forza Italia che vogliono dividere il loro destino da quello di Cico Ferranti, vice di Bandecchi alla Provincia di Terni, l’unico che abbia un ruolo e i voti nell’Umbria sud.
Secondo una scuola di pensiero, quanto sta succedendo è il chiaro segnale che il centrodestra in Umbria si sta di nuovo sistemando all’opposizione per un altro lungo periodo.
E non può farci molto uno che gioca sempre per vincere come Arcudi con i suoi civici, oppure la Lega, che ha ormai consensi ridotti.
Fonti romane, invece, sostengono che, dietro il nuovo atteggiamento del centrodestra contro Bandecchi, ci sia un motivo più pratico e a scadenza ravvicinata: se Bandecchi riuscisse a fare un accordo col centrodestra nazionale avrebbe per sé un seggio sicuro, che ragionevolmente verrà indicato tra i due-tre certi dell’Umbria.
Come sostengono i migliori medici, meglio prevenire che curare.
Meglio rompere subito che doversi trovare a litigare seggi sicuri tra un anno.
Per il resto: appena il centrodestra avrà un minimo di strategia per l’Umbria, faranno sapere.


