PERUGIA – Teatro Pavone gremito per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Il guardasigilli, nel pomeriggio di oggi (mercoledì 18 febbraio) ha partecipato a un evento per il Sì al referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario del 22 e 23 marzo. Insieme a Nordio sul palco è intervenuto il presidente emerito della Corte costituzionale, Antonio Baldassarre. Presente in sala esponenti di spicco di FdI in Umbria, come il sottosegretario e coordinatore regionale dei meloniani, Emanuele Prisco, il senatore Franco Zaffini e il consigliere regionale Matteo Giambartolomei. Tra le prime file, per la Lega, l’ex governatrice Donatella Tesei, il capogruppo in Assemblea legislativa, Enrico Melasecche e il deputato Virginio Caparvi.
«È un grave errore di grammatica giuridica minima pensare che la riforma metta la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo. Basta leggere l’articolo 104 del testo. La magistratura, ha specificato Nordio, resta «un organo autonomo e indipendente da ogni altro potere e si divide in magistratura requirente e giudicante».
Il modello previsto, ha spiegato il Guardasigilli, comporterà «due Consigli superiori della magistratura, sorteggiati, in piena autonomia da qualsiasi interferenza politica».
Il ministro ha quindi specificato che con l’approvazione della riforma verrà impedito che «sia il pubblico ministero a dare il voto al giudice e viceversa o che vi siano condizionamenti legati alle correnti».
E sulla la separazione delle carriere, Nordio ha aggiunto: «E’ propria di tutti i sistemi accusatori dei Paesi liberali, dal Regno Unito agli Stati Uniti, dall’Australia al Sudafrica. Non c’è alcun attentato alla democrazia né alla Costituzione. Chi sostiene il contrario dimostra di non aver letto il testo della riforma».
Un concetto che è stato ribadito anche dal professor Baldassarre: «Quando quindi coloro che sostengono il no dicono che il sì va contro la Costituzione, dicono da un punto di vista giuridico una bestemmia, una falsità. A mio avviso, essendo magistrati, non possono essere altro che consapevoli del fatto che dicono una falsità».










