PERUGIA – «Se venisse confermata la prassi da parte del Distretto di Perugia di pretendere dai medici di base di riemettere le impegnative dei loro pazienti già inserite nei percorsi di tutela, saremmo davanti non a un errore amministrativo, ma a un escamotage organizzato per cancellare artificialmente le liste d’attesa dal sistema informatico e presentare una sanità che semplicemente non esiste». Ad affermarlo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Matteo Giambartolomei che annuncia di aver presentato una interrogazione per chiedere chiarimenti urgenti alla Giunta su «tale gestione ‘creativa’ delle liste d’attesa che, se confermata, rappresenterebbe l’ennesimo fallimento politico della programmazione sanitaria regionale». Giambartolomei nella sua interrogazione spiega che «tale richiesta riguarda pazienti che, non avendo trovato disponibilità immediata nelle liste di prenotazione ordinarie, sono stati inseriti nei percorsi di tutela, una procedura che dovrebbe garantire l’erogazione della prestazione entro i tempi previsti dalla classe di priorità». «Tradotto in termini concreti – afferma Giambartolomei-: un cittadino che mesi fa ha fatto una prescrizione, è stato preso in carico dal sistema sanitario ed è stato inserito in un percorso di garanzia perché non c’erano posti disponibili, oggi rischia di vedersi chiedere di ripartire da zero, con una nuova impegnativa”. Per il consigliere di Fratelli d’Italia la “richiesta della Direzione di Distretto non appare come un mero errore amministrativo, ma come un artifizio contabile» poiché «la prassi di richiedere una nuova impegnativa comporta l’automatico azzeramento dei tempi di attesa per il sistema informatico e la prestazione risulterà formalmente richiesta in data odierna e non mesi addietro, producendo una rappresentazione statistica della realtà distorta e non veritiera».
Nell’interrogazione si sottolinea come «tale condotta configuri una palese violazione del D.Lgs. 124/1998 (art. 3, commi 10 e 13), il quale stabilisce l’obbligo per le ASL di garantire la prestazione, in caso di superamento dei tempi massimi, ricorrendo all’attività libero-professionale intramuraria o a strutture private accreditate, con oneri a carico dell’azienda (fatto salvo il pagamento del ticket)». «Lo spostamento in avanti della data di prescrizione – prosegue-lede il diritto di priorità acquisito dal paziente, esponendolo a rischi clinici dovuti al ritardo diagnostico e obbligandolo a un iter burocratico defatigante. Il diritto alla salute non può essere sacrificato sull’altare del ‘bilancio dei tempi’ e costringere un cittadino malato a rinnovare una prescrizione e’ un atto di umiliazione burocratica che mina la credibilità delle istituzioni. Costringere i medici di medicina generale alla riemissione delle ricette per inerzia organizzativa della ASL, inoltre, rappresenta un inutile aggravio burocratico che sottrae tempo prezioso all’attività clinica e assistenziale, oltre a generare confusione nel rapporto medico-paziente». Nel documento il consigliere di Fratelli d’Italia chiede di sapere se «la Presidente della Giunta sia a conoscenza della prassi adottata dal Distretto di Perugia e/o se tale indicazione derivi da una direttiva regionale, operazione che potrebbe rappresentare il rischio di una manipolazione dei dati statistici relativi ai tempi di attesa reali, in contrasto con i flussi del monitoraggio nazionale». Giambartolomei chiede inoltre «quante siano attualmente le prestazioni inserite nei percorsi di tutela del Distretto di Perugia che superano i tempi massimi previsti dalla classe di priorità e perché non si sia provveduto, ai sensi del D.Lgs. 124/1998, a garantire l’erogazione delle stesse tramite il ricorso a prestazioni in regime di libera professione o privato accreditato a carico della ASL». Infine chiede «quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per porre fine a questa prassi. Se qualcuno pensa di poter nascondere le liste d’attesa dietro un foglio di carta ristampato, allora il problema non è più solo sanitario. È politico. Ed è gravissimo».


