AURORA PROVANTINI
TERNI – Il copione non è cambiato. Il progetto di ricostruzione del Verdi è rimasto quello che Stefano Bandecchi aveva promesso di buttare via e che invece ha portato avanti a tal punto che non si può più modificare di una virgola. A niente è servita la petizione “dei Cinquecento” depositata a marzo 2025. Cinquecento musicologi, architetti ed esperti di teatro che un anno fa hanno chiesto semplicemente di essere ascoltati, di considerare la possibilità di riacquisire i volumi del teatro storico, soprelevando di tre metri la struttura fuori terra.
Non c’è stato verso. I lavori sono stati addirittura accelerati, con almeno venti operai che dalle 6 del mattino alle 21 di sera animavano il cantiere, e con i firmatari della petizione che sono dovuti rimanere a guardare. La promessa di trattare la materia in consiglio è stata rinviata mese dopo mese fino ad arrivare al 16 marzo 2026. Assessore ai lavori pubblici e tecnici comunali diranno ai Cinquecento che nessuna modifica è ammessa. Inorridisce Guido Verdecchia, l’ex capogruppo di Ap che ha abbandonato il partito di Bandecchi anche per la vicenda del Verdi, per le azioni promesse e puntamnete mancate.
«Prima di ogni altra considerazione è doveroso dare merito a chi ha lavorato per inserire il progetto del Verdi tra i finanziamenti del Pnrr. È un’opportunità straordinaria per Terni ma proprio per questo è inaccettabile vederla sprecata per un’opera che non restituisce alla città il suo vero teatro». Guido Verdecchia, ora all’opposizione, denuncia le contraddizioni di una ciunta che oscilla tra il silenzio e il dileggio. La vicenda ha radici profonde e tempi dilatati che svelano una precisa volontà politica. «Già in campagna elettorale, il Sindaco Bandecchi aveva promesso una vera rivoluzione sul progetto del Verdi, assicurando che sarebbe andato incontro alle reali esigenze della città,” ricorda Verdecchia. “Promesse ribadite anche subito dopo la sua elezione e annunciate quando garantì personalmente ai firmatari della mozione popolare che l’atto sarebbe stato discusso in Consiglio Comunale entro settembre 2025. Invece, dopo quegli annunci, è calato un muro di silenzio, sperando forse che i cittadini dimenticassero e desistessero. Eppure tutto era iniziato ufficialmente il 18 marzo 2025, quando circa 500 ternani avevano depositato un atto di indirizzo di iniziativa popolare (previsto dallo Statuto del Comune di Terni) per un teatro funzionale e degno di questo nome. Mi sono visto costretto a fare mia quella mozione per portarla finalmente al voto lo scorso 19 gennaio 2026, ma in aula abbiamo assistito a uno sberleffo istituzionale: il Sindaco ha deriso le firme e le proposte tecniche perdendosi in una dissertazione sulla pesca sportiva, bollando come ‘chiacchiere’ istanze fondamentali per il futuro della città.”
Per Verdecchia, l’annuncio della maggioranza di voler convocare un consiglio comunale aperto il prossimo 16 marzo è solo una manovra diversiva: «È il tentativo di disinnescare la protesta e la “bomba” politica che ha messo in luce la verità in aula il 19 gennaio. Se la giunta volesse davvero ascoltare i ternani, oggi non avrebbe altra scelta che fermare immediatamente i lavori. Che senso ha chiamare i cittadini a esprimersi se nel frattempo i cantieri proseguono spediti, rendendo ogni variante tecnica impossibile? Senza un blocco immediato delle opere, il consiglio del 16 marzo sarà l’ennesima presa in giro, una messinscena per lavarsi la coscienza mentre si cementano gli errori del passato» L’atto di indirizzo bocciato dalla maggioranza punta il dito su criticità oggettive supportate da esperti, che Palazzo Spada ha voluto ignorare.


