Terni, Anibaldi assessore: la città guadagna un tecnico, ma perde un promotore di grandi opere?

Come con Stefano Bandecchi: con il suo passaggio dall’imprenditoria alla guida del Comune, la città ha guadagnato un sindaco ma ha perso un imprenditore

r.b.

TERNI – La nomina di Sergio Anibaldi ad assessore nella giunta guidata dal sindaco Stefano Bandecchi segna un passaggio politico e amministrativo di rilievo per Terni. Non soltanto per il peso delle deleghe assegnate – urbanistica, lavori pubblici, mobilità, pianificazione e progetti strategici – ma per le conseguenze che questa scelta comporta sul piano dello sviluppo cittadino.
Con l’ingresso in giunta, Anibaldi assume un ruolo istituzionale che impone una cesura netta rispetto al passato: per ragioni di opportunità e correttezza amministrativa, dovrà necessariamente abbandonare la sua attività diretta nella promozione e strutturazione di grandi operazioni pubblico-private.
Ed è qui che si apre la riflessione.

Vent’anni di progetti e partenariati

Negli ultimi due decenni Anibaldi è stato tra i principali promotori di operazioni complesse di partenariato pubblico-privato a Terni, contribuendo alla costruzione e all’elaborazione di alcuni dei dossier più significativi sul tavolo urbano.
Il suo nome è stato legato a interventi simbolici come la riqualificazione di Corso del Popolo, al rilancio delle Piscine dello Stadio, al progetto del PalaTerni, fino ad arrivare ai project financing più ambiziosi come quello per il nuovo ospedale e al progetto Stadio-Clinica.
Non si è trattato soltanto di singole opere, ma di iniziative strutturate capaci di mettere insieme investitori privati, progettazione tecnica e interlocuzione istituzionale. In una città che storicamente fatica ad attrarre capitali esterni, il ruolo di promotore e sviluppatore svolto da Anibaldi è stato, per molti osservatori, un elemento distintivo.

Un guadagno amministrativo, una perdita progettuale?

Con l’accettazione dell’incarico da assessore, Terni acquisisce un professionista esperto all’interno della macchina amministrativa. Un tecnico che conosce a fondo le dinamiche urbanistiche, i meccanismi del project financing e le complessità dei grandi cantieri.
Ma, allo stesso tempo, la città perde — almeno sul piano operativo — uno degli esponenti più attivi nella fase di proposizione, ideazione e costruzione di grandi opere pubblico-private.
Un assessore, per definizione, non può essere contemporaneamente promotore e decisore. Deve garantire terzietà, controllo e indirizzo amministrativo. Questo significa che quella libertà progettuale che negli ultimi vent’anni ha consentito di elaborare iniziative di ampio respiro non potrà più essere esercitata nello stesso modo.
La domanda, dunque, non è se la nomina sia positiva o negativa in assoluto. La questione è sistemica: chi raccoglierà ora il ruolo di generatore di idee e di strutturatore di grandi operazioni sul territorio?

La vera sfida sarà trovare un equilibrio. Trasformare l’esperienza progettuale maturata in vent’anni in un valore aggiunto per l’amministrazione, senza disperdere quella capacità propulsiva che ha contribuito a generare alcune delle iniziative più rilevanti del territorio.

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