di Marco Brunacci
PERUGIA – “Ascolto, partecipazione, programmazione”. Questo il mantra, con le parole guida, di quella che sarà la sua governance dell’Università. L’era del nuovo rettore, Massimiliano Marianelli, i prossimi 6 anni, sarà però quello che ha annunciato: concretezza, azioni finalizzate all’interno di una visione complessiva, rapporti col territorio per creare la sinergia vincente: più solidità per l’Ateneo, sviluppo e innovazione ai territori.
E il rettore debutta proprio nel segno della concretezza: i capitoli della sua prolusione, per l’inizio dell’Anno accademico, su Perugia e Terni vanno anticipati perchè meritano.
Per Perugia, Marianelli ha in mente una rivoluzione dei poli di riferimento e dell’urbanistica cittadina. Una ventata di aria fresca.
Per la città capoluogo l’occasione è grande. Vediamo le tre mosse.
- Marianelli annuncia che c’è già “un gruppo di lavoro che opera, monitorando, sollecitando interventi e attività”, in via del Giochetto, l’area subito sotto l’ex ospedale di Monteluce. Via del Giochetto era il cuore pulsante della facoltà di Medicina, è ora un nervo scoperto, una zona da sottrarre al degrado, perchè torni il motore di sviluppo che è stato per Perugia nord.
- Seconda area determinante per la città prima che per l’Università. C’è un progetto, che Marianelli sta condividendo a diversi livelli, sulle ex segreterie della zona della Pallotta: un intervento in quella zona, con tutte le garanzie necessarie per stabilità e sismicità, significherebbe saldare il centro con Montebello, dove è stato recuperato dall’Adisu uno studentato, e dove c’è già una qualità della vita urbana di rilievo.
Dice il rettore: “Insieme a Regione, Comune e Ministero, vorremmo immaginare un ecosistema integrato ed inclusivo destinato a contribuire non solo alla crescita dell’Ateneo, ma anche alla rigenerazione di una parte importante del vivere comune”. A nessuno sfugge che la zona è tra le più belle di Perugia, recuperarla integralmente è un’occasione unica. - Ultimo annuncio per Perugia. “E’ stato avviato un dialogo con Onaosi”. Anche qui: una costruzione tra le più avanzate che abbia la città, da anni in disuso, può finalmente, nella mente visionaria del neo rettore, tornare a essere un riferimento. Perfetto per gli studenti, centrale per la zona dell’Elce.
Un tipo concreto come Marianelli non si nasconde certo i problemi, di risorse e burocratici, ma mettere nel mirino un recupero di questo genere e proporzioni, ha un che di straordinario. Il metodo? Dice Marianelli: “Lavorando insieme tra enti, Regione, Provincia, Comune e anche con il contributo di Fondazioni e privati, possiamo veramente fare molto per elevare concretamente la qualità della vita di chi studia, lavora e vive in queste aree”.
Gran bel programma. Curiosi per vedere come si va avanti. Pronti ad attendere annunci di nuovi step.
Fin qui Perugia ma anche a Terni ha motivo di pensare a un futuro migliore.
- Intanto c’è l’idea, espressa come impegno solenne, perché “l’Università di Perugia si caratterizzi sempre più come l’Università dell’Umbria”. E non è poco se non resta solo sulla carta intestata.
- Marianelli: “Stiamo lavorando perchè Terni possa configurarsi come un Polo riconoscibile con una coerenza interna ed esterna che nel tempo possa assumere una forma dipartimentale”. E il tempo del Dipartimento ternano potrebbe essere anche molto vicino.
- Il rettore pensa di orientare Terni verso “l’Intelligenza artificiale, non un fine, ma un volano per la crescita industriale”. Per essere ancora più chiari: il Polo ternano che immagina Marianelli è orientato a Bio-Med e innovazione digitale. Per fare questo viene annunciata la creazione di nuovi corsi studio “realmente innovativi”.
- Ed ecco finalmente uno slogan che si riempie di significati: “Terni cresce, se cresce l’Università – chiude il capitolo Marianelli – l’Università cresce se Terni trova pienamente la propria voce”. Immaginare fin da subito 600-700 studenti sul Polo di Terni, partendo da sedi nel centro della città (non certo, almeno per ora, Pentima, sconfinata nella campagna) e lavorando sodo non è utopia.


