A Norcia le celebrazioni per San Benedetto. «Il rumore delle armi non può soffocare la dignità e le aspirazioni dei popoli»

La messa solenne in basilica

NORCIA (Perugia) – Un messaggio per la pace nel mondo nel nome del patrono d’Europa. Dopo dieci anni il solenne pontificale di San Benedetto si è tenuto nuovamente nella Basilica edificata nel luogo natale del Santo e di sua sorella Scolastica, distrutta dal terremoto del 30 ottobre 2016, ricostruita e riaperta al culto lo scorso 31 ottobre. La messa è stata presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo e concelebrata da numerosi sacerdoti diocesani, tra cui il pievano don Marco Rufini e il vicario generale don Sem Fioretti. Hanno assistito alcuni Monaci benedettini dell’Abbazia di San Benedetto in Monte, tra cui l’Abate padre Benedetto Nivakoff. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e dai ministranti della Diocesi, coordinati dal cerimoniere don Pier Luigi Morlino. La liturgia è stata animata dal Coro San Benedetto Città di Norcia diretto dal maestro Luca Garbini, con all’organo il maestro Andrea Rosati. Sul presbiterio c’era la reliquia di San Benedetto: dalla riapertura della Basilica questo prezioso manufatto, contenente un dente del Santo patrono d’Europa, è conservato proprio nella Basilica, per essere così venerato costantemente dai nursini e dai molti pellegrini che ogni giorno varcano la porta della chiesa.
Prima della celebrazione c’è stata la sfilata del Corteo Storico e l’offerta dei ceri al Santo da parte delle Guaite della Città. Molti i fedeli presenti e nutrita la presenza delle autorità civile, tra cui: la presidente della Regione, Stefania Proietti, il presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, il sindaco Giuliano Boccanera.
L’omelia di monsignor Boccardo è stata dedicata al tema silenzio. «S. Benedetto nella Regola dice che “il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare”. Ma cosa significa davvero tacere? Perché il silenzio è così importante nella vita cristiana? Oggi il silenzio è forse la virtù più fraintesa e la più temuta. Lo si confonde con il vuoto, con l’assenza, con la sterilità. Ma il silenzio vero è l’opposto del nulla: è pienezza, è gravido di presenza; è il grembo nel quale le parole degli uomini e la Parola di Dio possono davvero essere concepite, custodite, ascoltate. È uno stile, non una tecnica; è la postura di un cuore che si fa ricettivo e disponibile; è il mistero che educa alla verità ultima. Senza silenzio non si può ascoltare nulla, non si può amare nulla, non si può generare nulla. Dunque: tacere per abitare, per custodire, per ascoltare. Solo nel silenzio la parola non si disperde, la preghiera diventa feconda, la bellezza si fa riconoscere. Allora: tacere non per nascondersi ma per aprirsi, per lasciar cantare il cuore, per vivere».
Nel silenzio risuona anche il grido di sofferenza e l’anelito di sicurezza e di giustizia che sale dalle popolazioni ferite dalla guerra nelle diverse regioni del mondo, «un grido che – ha detto ancora mons. Boccardo – dalle tragiche notizie quotidiane raggiunge e interpella il nostro cuore e sollecita la nostra responsabilità. Alla scuola di Benedetto, pacis nuntius, “messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà”, anche da Norcia vogliamo affermare risolutamente che non si può “fare la guerra per fare la pace”, che la logica della forza non può sostituirsi alla forza della ragione e alla paziente arte della diplomazia, che il rumore delle armi non può soffocare la dignità e le aspirazioni dei popoli, che la minaccia e la sfida non possono avere la meglio sul dialogo e sul bene comune. Mentre quelli che sono considerati i potenti del mondo sembrano impegnati a procurare infelicità ai popoli e alle nazioni; mentre si accumulano vittime senza numero e senza nome e la morte è l’unico esito di questo assurdo sperpero di ogni risorsa; mentre qualcuno chiede di quadruplicare la produzione di armi e i vincitori (come al tempo dei barbari) esibiscono come trofei i volti di quelli che sono riusciti ad uccidere; in un momento che ci porta a pensare che tutti siano contro tutti, da questo luogo così significativo noi vogliamo oggi elevare a Dio una corale preghiera per una pace “disarmata e disarmante” e manifestare la ferma volontà di non essere contro nessuno e di vivere ed essere a favore di tutti».

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