Applausi per lo spettacolo “Dolce sentire” con protagonisti i ragazzi del Serafico

La speciale rappresentazione sulla notte in cui San Francesco compose il Cantico delle creature

ASSISI (Perugia) – Per Francesco anche la morte è sorella, ed è proprio da questa provocazione così radicale, dal buio della malattia e della prova, che nella sera di venerdì 20 marzo alla Domus Pacis di Assisi ha preso vita ‘Dolce Sentire’, lo spettacolo dei ragazzi del Serafico andato in scena nell’ambito del convegno ‘Per Francesco sorella è la morte. Una provocazione alla vita’ promosso in occasione dell’800enario francescano. Una rappresentazione corale quella dei ragazzi ‘serafici’, accolta dal pubblico con partecipazione e commozione, che ha riportato al centro la radice più profonda del Cantico delle Creature.
Oltre 30 ragazzi con disabilità, affiancati da attori, performer e operatori del Serafico, hanno dato vita a uno spettacolo intenso e toccante, nato sotto la direzione artistica di Fabrizio Benincampi e Francesco Bellanti. Un lavoro capace di intrecciare teatro, spiritualità e verità umana. Perché al centro della scena non c’era solo il Cantico delle Creature, ma ciò che lo precedette: la storia – documentata da frate Leone e trascritta in un codice custodito nel Sacro Convento – di come e perché il Poverello di Assisi, ormai malato, cieco e devastato dai dolori, riuscì comunque a trovare una voce di lode proprio nel momento più buio della sua vita. “Chi ha assistito allo spettacolo non ha visto una recita ma un atto di verità. I nostri ragazzi non hanno interpretato un ruolo, ma hanno portato in scena ciò che vivono ogni giorno, perché ogni parola del Cantico parla anche della loro forza e della loro tenacia. Come Francesco, loro affrontano il mondo con fatica ma anche con determinazione. Ed è da questo incontro tra arte e realtà che nasce qualcosa di straordinario: non una narrazione sulla disabilità, ma uno spettacolo che mette al centro le capacità di ognuno, senza barriere né etichette”, ha spiegato Francesca Di Maolo, presidente del Serafico.
Il legame con l’esperienza di Francesco, dunque, ha attraversato tutta la piéce: lui, abbracciando il lebbroso, riconobbe una fraternità là dove il mondo vedeva soltanto esclusione. E da quel gesto prese forma un cammino che lo portò a ritrovare Dio nella persona fragile e nella bellezza del Creato. I ragazzi del Serafico, ieri sera, hanno dato corpo e voce a quel canto attraverso la danza, l’arte, i colori, la musica. Sul palco hanno incarnato frate Sole, frate Vento, sora Acqua, frate Fuoco, Madre Terra e perfino sorella Morte, che hanno preso vita attraverso l’unicità di ciascuno e trasformato la scena in un inno alla vita vivo e potente. E così, proprio come ottocento anni fa, il canto di Francesco ha ripreso a vivere e continua a parlare, soprattutto quando nasce da quelle vite che ogni giorno superano il limite conquistando forza e coltivando resilienza.

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