ASSISI (Perugia) – La città serafica abbraccia il suo nuovo pastore. Con la messa solenne nella cattedrale di San Rufino, monsignor Felice Accrocca si è insediato oggi pomeriggio (mercoledì 25 marzo) come nuovo vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. “Oggi dico a noi tutti, autorità civili, religiose e confratelli: lavoriamo insieme perché il sogno della pace si avveri – ha affermato il presule, che sabato 28 marzo prenderà possesso anche della diocesi di Foligno – Questo ci aiuterà a trovare vie e percorsi di vita pastorale che abbiano, su questo tema, dei cardini fondanti. Il Signore ci aiuti, la Vergine santa ci sostenga e interceda per noi e con lei intercedano dal cielo i nostri Santi”.
Nel resto dell’omelia il nuovo vescovo, partendo dal Vangelo del giorno, ha sottolineato la forza della “Parola di Dio che ci aiuta e ci spinge a riflettere sulle scelte di Dio. L’unico che ha potuto cercare una madre per sé andando a prenderla in un villaggio sconosciuto, non nei centri dell’impero: una ragazza povera, perché, come disse il Signore stesso a Samuele quando si recò a Betlemme, per ungere un nuovo re Dio non guarda ciò che guarda l’uomo: l’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore. E Maria, donna di fede, si mette nelle sue mani e si affida a Dio perché operi attraverso di lei. Mi chiedo oggi perché a me – ha chiesto monsignor Accrocca – ?. Perché gli studi francescani che sono stati menzionati anche nella bolla papale non bastano. Perché a me? Non lo so. Dio lo ha permesso e io mi affido a lui, serenamente. Non ho programmi, mi sembra irrispettoso presentarmi con programmi già fatti: ci conosceremo a poco a poco e indicheremo assieme mete nuove: non ho progetti né programmi, ma ho un sogno: salendo in città, venendo dalla Porziuncola, poco prima della prima rotonda, ci accoglie una scritta: ‘benvenuti in Assisi città della pace’. Ecco – ha continuato – sogno una chiesa di pace, per la città della pace. Una pace tra noi, innanzitutto, perché dobbiamo fare della chiesa un coro, dove le voci si accordano insieme, dove le diversità siano valorizzate. d’altronde diceva Tonino Bello, ‘la pace è la convivialità delle differenze’. Vorrei che questa città contribuisse a instaurare una pace diversa nel mondo in un momento in cui il mondo è su un crinale pericoloso: la guerra si ammanta di parole come giustizia e libertà, ma gli interessi sono altri e a muoverli sono poche persone, a spese degli anelli deboli della catena che sono i primi a morire”.
Commovente l’abbraccio con il predecessore, monsignor Domenico Sorrentino che, in apertura della celebrazione, gli aveva rivolto queste parole: “Caro fratello Felice metti i piedi, e non è certo nuovo per te, in una terra di Santi: il patrono San Rufino, i compatroni San Rinaldo a Nocera e beato Angelo a Gualdo, San Francesco e Santa Chiara, tanti altri che li hanno seguiti fino al giovanissimo Carlo Acutis. Santi, che attirano il mondo, come ancora s’è visto per l’ostensione appena conclusa dei resti morali del Padre Serafico. Una Chiesa, la nostra, davvero privilegiata. Non potrei tuttavia fingere – le parole di monsignor Sorrentino – dopo vent’anni di ministero, che essa non conosca le odierne fatiche della fede. E si vedono tutte, se solo lo sguardo passa dal numero impressionante di pellegrini, alla vita quotidiana, tra le strade e le case, dove i bimbi diminuiscono e con essi il futuro, e dove la fede perde colpi nella tenuta del matrimonio, nella perseveranza cristiana degli adolescenti e dei giovani, nell’altezza etica della cultura e dei media sempre meno sintonizzati con il Vangelo. Cristo, insomma, non va più dato per scontato. Il Vangelo va riannunciato, come e più del tempo di Francesco”.





