di ELENA CECCONELLI
TERNI – Un progetto che affonda le radici nel territorio umbro e guarda al futuro della ristorazione contemporanea: è questa la visione di Casa Amerino Birra & Cucina, realtà nata ad Amelia con l’obiettivo di valorizzare prodotti locali e cultura brassicola in un unico spazio. A raccontarlo è il titolare, Marco Ottavio Di Stefano, insieme al fratello Alessandro, che ripercorre le origini dell’iniziativa: «Casa Amerino nasce come evoluzione naturale del nostro percorso con il birrificio. Veniamo da anni di produzione e distribuzione in tutta Italia, che resta il focus centrale dell’azienda, ma sentivamo l’esigenza di avere un luogo nostro, dove poter raccontare la birra nel modo giusto, senza filtri».
Non un semplice pub, ma un ambiente capace di integrare produzione, cucina e ospitalità: «Volevamo creare uno spazio in cui vivere un’esperienza completa e coerente con la nostra identità», spiega. Anche il nome è una dichiarazione d’intenti. «“Amerino” richiama direttamente il territorio, il comprensorio e la storia di Amelia. Abbiamo scelto un nome semplice e caldo, che trasmettesse l’idea di casa e appartenenza. Non un brand freddo, ma qualcosa che facesse sentire le persone parte di una comunità». La scelta di Amelia non è casuale, ma profondamente personale: «È casa nostra. Un territorio con un’identità forte, ma ancora poco esplorato dal punto di vista enogastronomico contemporaneo. Abbiamo visto l’opportunità di proporre qualcosa di unico, senza competitor diretti, anche grazie a una location inserita dentro la fabbrica di produzione».
Il legame con l’Umbria è centrale nel progetto. «Conta moltissimo. Non è solo una scelta etica, ma anche qualitativa. Lavorare con produttori locali significa avere controllo, freschezza e autenticità. Vogliamo valorizzare il territorio reinterpretandolo in chiave moderna». Una filosofia che si riflette anche in cucina: «È diretta, concreta, pensata per accompagnare la birra. Partiamo da piatti riconoscibili come burger, fritti e pizza, affiancati da proposte più strutturate. L’obiettivo non è stupire, ma far stare bene le persone».
Il rapporto tra cucina e birra è infatti il cuore del progetto: «Non è un abbinamento costruito a tavolino, ma il punto di partenza. Ogni piatto nasce per dialogare con le nostre birre: acidità, amaro e profumi guidano la costruzione del menu». Le birre, sottolinea Di Stefano, sono interamente prodotte in casa: «L’impianto a vista lo dimostra ed è uno degli elementi distintivi. Produciamo oltre 17 tipologie diverse all’anno, tra stagionali e linee continuative».
Investire in Umbria è stata una scelta strategica oltre che identitaria: «Crediamo nel potenziale della regione. C’è grande qualità e margine di crescita, soprattutto per format moderni legati alla birra artigianale. Stiamo contribuendo anche alla nascita di un vero turismo brassicolo». Non manca la collaborazione con il territorio: «Quando possibile lavoriamo con produttori locali. Non si tratta solo di forniture, ma di relazioni dirette che garantiscono qualità e tracciabilità».
Guardando al futuro, gli obiettivi sono chiari: «Vogliamo consolidare il progetto e diventare un punto di riferimento per la birra indipendente e la cucina informale di qualità. Stiamo lavorando anche su nuove produzioni e sull’evoluzione dell’offerta gastronomica, mantenendo sempre coerenza e sostenibilità».





