Città di Castello torna a riappropriarsi del chiostro di San Domenico e della ex chiesa della Carità

L’inaugurazione

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Con l’inaugurazione dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione del chiostro di San Domenico e della Ex Chiesa della Carità la comunità di Città di Castello si riappropria di un tesoro architettonico, artistico e culturale che parla profondamente della sua identità e della sua storia. Un luogo che tornerà a disposizione della collettività per essere vivo e per vissuto come cuore pulsante della vita culturale e sociale della città, per essere studiato, ma anche semplicemente ammirato. Una opportunità da non perdere fin da subito, oltre che nel corso della cerimonia di inaugurazione di oggi pomeriggio alle ore 17.00, anche in occasione delle aperture al pubblico a ingresso libero programmate dall’amministrazione comunale, in collaborazione con Poliedro Cultura, per domenica 22 e domenica 29 marzo, dalle ore 15.00 alle ore 18.00. Parte di un antichissimo convento già dei Padri Domenicani nel XVII secolo, la cui struttura originaria risale al XII secolo, il complesso architettonico è stato restituito a uno splendore assolutamente straordinario dall’intervento da 2.520.000 euro (finanziato dal PNRR per 2.350.000 euro e cofinanziato dal Comune con 170.000 euro) che è stato progettato dall’architetto Valerio Borzacchini ed è stato eseguito, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria attraverso il funzionario Giovanni Luca Delogu, dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) costituito dalla ditta C.E.S.A. di Falcini Enzo Srl e dalla ditta Estia Srl. Quello che si apre davanti agli occhi è uno spettacolo che toglie il fiato ed emoziona, che invita a fermarsi e a perdersi nelle tante meraviglie regalate dalle forme architettoniche e dalle testimonianze artistiche recuperate, dai particolari riscoperti e valorizzati, dagli ambienti del piano terra che saranno per la prima volta accessibili a tutti, senza barriere architettoniche. Tra le sorprese più belle c’è il ciclo pittorico dipinto nelle lunette che impreziosiscono il loggiato, dedicato alle storie della Beata Margherita della Metola e realizzato dal tifernate Giovan Battista Pacetti, detto lo Sguazzino (1593-dopo il 1667) e dall’aretino Salvi Castellucci (1608-1672), oggi completamente restaurato. Un percorso che è come un viaggio nella storia della città, dal quale si accede all’ex chiesa di Santa Maria della Carità, appartenuta secondo alcuni studiosi all’Ordine dei Cavalieri Templari prima dell’arrivo dei Domenicani. Un gioiello che con i suoi affreschi pienamente recuperati dopo il precedente intervento di circa 10 anni fa, rapisce lo sguardo e trascina fuori dal mondo, in una dimensione mistica e misteriosa legata a una storia ancora tutta da capire e scrivere. A partire da una stupenda raffigurazione dell’ultima cena di Gesù con gli apostoli. “Riabbracciare e tornare a vivere di nuovo il complesso del Chiostro di San Domenico e dell’ex chiesa di Santa Maria della Carità ci inorgoglisce, ci rende felici e ci gratifica, perché è uno degli obiettivi più belli e ambiziosi che ci siamo dati quando abbiamo avviato il nostro lavoro di recupero e riqualificazione dell’immenso patrimonio storico, artistico e culturale della città. Un lavoro pensato per far tornare i monumenti, i palazzi, le piazze e le testimonianze più importanti di cui siamo eredi e custodi, tutto ciò che consideriamo un valore identitario della comunità tifernate, al loro splendore originario, ma soprattutto nelle mani dei tifernati, alla possibilità di goderne e di fruirne appieno”, commenta il sindaco Luca Secondi, che stamattina ha compiuto un sopralluogo nel complesso architettonico insieme al vice sindaco Giuseppe Stefano Bernicchi, all’assessore alla Cultura Michela Botteghi e all’assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Carletti, alla presenza del responsabile unico del procedimento del Comune, architetto Benedetta Rossi, dell’architetto Nicola Falcini, in rappresentanza di C.E.S.A., e di Paolo Cesaroni, in rappresentanza dell’omonima ditta che ha curato il nuovo impianto illuminotecnico. “L’intervento realizzato in questo complesso, per il quale siamo grati al personale degli uffici tecnici, ai progettisti e alle imprese che hanno lavorato al  meglio delle loro capacità, è il paradigma del nostro impegno finalizzato a rendere più bella, accogliente, accessibile la nostra città, valorizzandone le ricchezze e le peculiarità perché fossero a disposizione e a beneficio di tutti”, prosegue Secondi, che puntualizza: “Il recupero e la riqualificazione della Pinacoteca, della Biblioteca, di Palazzo Bufalini, delle piazze del centro storico, delle mura urbiche e di altri contenitori che stanno per tornare fruibili sono stati pensati per fare dei tanti luoghi ricchi di storia e bellezza che abbiamo dei punti di riferimento per la socialità, la cultura, la vita pubblica, con una  nuova idea sostenibile di sviluppo urbanistico ed economico. Tutto questo si sta compiendo in un solo mandato ed è il frutto di una scelta di campo politica: quella di investire in una visione della città proiettata nel futuro, assicurandosi importanti finanziamenti con una progettualità di qualità che è stata puntualmente premiata e cofinanziando tutti gli interventi principali con le casse comunali, a testimonianza della fiducia e della convinzione con cui sono state portate avanti tutte le scelte di riqualificazione che abbiamo deciso”.

L’intervento. La ristrutturazione e la riqualificazione del complesso del chiostro di San Domenico e dell’ex Chiesa della Carità sono stati avviati con l’obiettivo di restituire questi contenitori alla comunità, adeguandoli alle norme di sicurezza e dotandoli di nuove funzioni per renderli più vivi e coinvolgenti. Il restauro del chiostro di San Domenico, in particolare, non rappresentava solo una necessità edilizia, ma anche un’importante operazione culturale, considerando che l’edificio è una delle testimonianze storiche più significative della città. I lavori sono concentrati sulle facciate esterne e sulle opere strutturali puntuali, come il consolidamento delle catene, la messa in sicurezza delle strutture lignee del vano scala e il restauro della facciata prospiciente piazza dell’Archeologia. Il restauro delle superfici dipinte è stato uno degli aspetti più importanti degli interventi conservativi, che sono stati finalizzati a proteggere e valorizzare le importanti decorazioni pittoriche del chiostro e della chiesa. Le altre operazioni hanno riguardato il ripristino degli intonaci originali, con l’attenzione particolare alle porzioni esterne e interne che conservano parti originali, soprattutto nei prospetti affacciati sul chiostro; il restauro degli elementi in pietra, con il trattamento di ogni dettaglio in base a un approccio conservativo, volto a proteggere le superfici senza alterarle; il restauro delle parti lignee, con la sostituzione degli infissi e delle strutture di scarsa qualità con elementi più adatti e in armonia con il contesto storico. C’è poi stato il restauro degli apparati decorativi interni, con le 32 lunette affrescate dedicate alla Beata Margherita della Metola, gli intonaci storici, le pitture murarie policrome, gli elementi in pietra costituiti da colonne del piano terra e del primo piano, i cornicioni in pietra, le facciate storiche, gli elementi lignei e metallici, le modanature architettoniche. Le operazioni di restauro conservativo, al fine di recuperare e valorizzare l’immagine autentica del complesso, hanno seguito un iter metodologico comprendente la rimozione dei depositi e la pulitura delle superfici; il consolidamento preliminare della pellicola pittorica per stabilizzarla; la riadesione degli intonaci distaccati; la stuccatura delle lesioni e delle lacune; interventi estetici per restituire coerenza alle superfici; protezione finale delle superfici. Tra le testimonianze storiche e artistiche di maggior pregio che sono state valorizzate dall’intervento, spiccano quelle della Chiesa della Carità, che i Domenicani nel XIV secolo trasformarono in refettorio del convento, coprendo gli affreschi ed erigendo l’attuale Chiesa di San Domenico nel lato opposto del chiostro. La facciata rivolta verso piazza delle Tabacchine, caratterizzata da stratificazioni storiche, inclusa una fase legata alla lavorazione del tabacco, è stata oggetto di un attento restauro per rispettarne e conservarne le peculiarità. Dove necessario, si è intervenuti con la tecnica del “scuci e cuci”, utilizzando materiali recuperati in loco. Le pavimentazioni esistenti del complesso sono state sottoposte a interventi di restauro puntuale, con integrazioni laddove richiesto dagli impianti tecnici. Presso l’ex Chiesa della Carità è stata realizzata una rampa per persone con disabilità motoria al fine di garantire una piena fruibilità degli spazi collegati con la piazza. A completare l’intervento è stato l’adeguamento e, laddove necessario, il completo rifacimento degli impianti elettrici, idrico-sanitari, termici, di ventilazione, audio-video e di irrigazione. L’impianto di illuminazione è stato completamente rinnovato, inserendo punti luce in grado di valorizzare le linee architettoniche e le raffigurazioni pittoriche. In conformità con le linee guida del PNRR, il cantiere è stato gestito con particolare attenzione alla sostenibilità, utilizzando materiali certificati CAM/EPD e puntando a ridurre al minimo l’impatto ambientale dei lavori per quanto riguarda i rifiuti. 

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