AU. PROV.
TERNI – E’ la fine di un sogno. Quello di realizzare il nuovo Libero Librati, un impianto sportivo da 20mila posti facendo affidamento, almeno in parte, sui proventi della clinica privata convenzionata. Il Tar dell’Umbria ha suonato la sveglia. E il giorno dopo Terni si ritrova intorpidita, indecisa sul da farsi dopo il brusco risveglio.
Percorsi alternativi per il nuovo stadio, al momento, non ce ne sono. Impensabile trovare 40 milioni di euro attraverso l’accensione di mutui o, ad esempio, i canoni idrici, che generano per la città dell’acciaio appena un milione di euro l’anno. La partita del nuovo stadio è dunque sospesa a data da destinarsi.
Martedì sera, a botta calda, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato. Un appello per certi versi doveroso, ma si tratta di un percorso lungo e tortuoso. E’ improbabile che arrivi una risposta nel giro di pochi mesi. La situazione del Libero Liberati – una struttura che cade letteralmente a pezzi – sembra destinata a protarsi per anni. E la decadenza dell’attuale stadio sembra associarsi alla decadenza di un club che, dopo la gestione Bandecchi, ha visto un susseguirsi di proprietà con il portafoglio non all’altezza della situazione.
La sveglia del Tar non mette fine all’incubo della famiglia Rizzo. Anzi. Per tanti aspetti lo accentua. Appena qualche mese fa, i Rizzo sono arrivati a Terni con una squadra candidata alla promozione e con una clinica privata e uno stadio che sembravano a portata di mano. Ora si ritrovano con la Ternana ai margini della zona playoff, con la società accerchiata dai debiti e con lo la clinica privata svanita all’interno dei fogli di carta bollata. Uno scenario terrificante, che potrebbe innescare il meccanismo della fuga.


