TERNI – Prevenire e contrastare la violenza di genere contro le donne e gli eventuali figli minori: questo l’obiettivo della riunione che si è tenuta in Prefettura martedì 3 marzo, a cui hanno partecipato il presidente del Tribunale di Terni, il procuratore della Repubblica di Terni, i vertici provinciali delle forze dell’ordine, l’assessore al welfare e alle pari opportunità del Comune di Terni, i rappresentanti della USL Umbria 2, dell’Azienda Ospedaliera “S. Maria”, delle Zone Sociali di Terni, Orvieto e Narni, e la Consigliera di Parità per la Provincia di Terni.
Nel corso dell’incontro, è stata proposta la sottoscrizione di un “Protocollo d’intesa”, elaborato dalla Prefettura, finalizzato alla implementazione di una rete antiviolenza provinciale per la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere contro le donne e, conseguentemente, contro gli eventuali figli minori, della provincia di Terni.
I presenti, inoltre, si sono mostrati concordi sulla necessità di favorire, tramite operazioni di prevenzione e percorsi educativi mirati, la riaffermazione dei valori del rispetto dell’altro, dell’uguaglianza e della convivenza civile, favorendo gli strumenti di dialogo e conoscenza per intercettare i primi segnali di disagio e/o violenza e supportare la donna nel percorso di denuncia.
Il Prefetto ha espresso apprezzamento per la sensibilità manifestata da tutti i partecipanti che si sono mostrati disponibili a partecipare ad un Tavolo interistituzionale finalizzato a prevenire e contrastare la violenza contro le donne. «La violenza di genere contro le donne – ha affermato il Prefetto- è un problema sociale, che postula una corresponsabilità di tutti gli attori pubblici e privati nell’agire per un reale contrasto al fenomeno e il mantenimento di una società in cui la libertà e i diritti ad essa connessi siano la base dei rapporti che la fondano. Per prevenire e contrastare tale fenomeno è necessario un impegno congiunto, tanto sul piano politico quanto su quello operativo, delle istituzioni pubbliche e del privato sociale, valorizzando le competenze specifiche, integrandole e implementandole in un’ottica di lavoro di rete che assicuri alle vittime e ai loro figli protezione e sostegno».


