Marco Brunacci
PERUGIA – Come sappiamo non erano tagli, ma un corretto dimensionamento dei dirigenti scolastici sempre fatto da ogni governo e che era eroicamente contestato dalla Regione Umbria per 3 unità rimaste fuori.
Non era una guerra ai “tagli della Meloni”, ma una crociata da Brancaleone contro un disgraziato direttore di Ufficio periferico dello Stato tenuto a far rispettare la legge.
Com’è finita la grande mobilitazione?
Il Consiglio di Stato, massimo organo previsto dalla Costituzione in materia, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Regione Umbria contro il dimensionamento scolastico per l’anno 2026/2027.
Fabio Barcaioli, assessore all’Istruzione della Regione Umbria, ha preso una memorabile porta in faccia.
E però, ahinoi, non si arrende. Non si sa se proverà a far sollevare un quesito di fronte alla Corte Costituzionale ma intanto afferma: “Il procedimento non è chiuso – chiarisce Barcaioli – presenteremo memoria di controdeduzioni. Resta sorprendente, e inappropriato, che stia circolando un parere del Consiglio di Stato che non affronta la sostanza della questione, ma si limita a valutare aspetti formali o procedurali. Detto ciò, un parere diverso avrebbe offerto una speranza nella battaglia contro i continui tagli al sistema scolastico imposti dal Governo Meloni”.
L’impavido assessore a chi presenterà “la memoria con controdeduzioni”? L’assessore vuole la riforma immediata dei codici della Repubblica perché prendono in esame “aspetti formali e procedurali” invece che quelli politici suoi, che a lui gli sta sui calli la Meloni?
“Noi siamo dalla parte della scuola umbra – conclude Barcaioli – e questo ricorso è uno strumento essenziale per difenderla. Era una battaglia che andava intrapresa e, indipendentemente dall’esito, continueremo a lottare. Chi oggi esulta per un pronunciamento che sembra negativo, ma è ancora tutto da vedere, esulta contro l’Umbria. Noi continueremo a intervenire, proporre soluzioni e sostenere la scuola pubblica finché ogni istituto, ogni docente e ogni studente e ogni studentessa non riceveranno le risorse e l’attenzione che meritano”.
Il rischio a questo punto è che la battaglia di Barcaioli prosegua con sprezzo del ridicolo.
Una via d’uscita? Per protesta contro la decisione del Consiglio di Stato potrebbe annunciare il suo voto a favore del Si’ al referendum sulla riforma della giustizia.


