Il day after del referendum/2. Da Assisi colpo del ko a Proietti. Il cdx sogna con Spoleto e Castello (ma anche Gualdo). Il csx si ripiglia Foligno. Il modello Todi

In Umbria vince il No grazie alla performance di Perugia e al bunker del Trasimeno. Ma il centro sud sta cambiando pelle elettorale. La diaspora dei socialisti umbri, che per ora porgono cristianamente l’altra guancia a chi li oltraggia

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il day after del voto del referendum. L’Umbria, lo abbiamo già detto, ha votato quasi in controtendenza nazionale, non fosse stato per lo squillante risultato della Perugia della sindaca Ferdinandi e per il fortino rosso del Trasimeno, come sempre storicamente compatto a sinistra. L’Umbria ha avuto il sedicesimo risultato tra le 17 regioni dove ha vinto il No.
Da qui la bocciatura per la presidente Proietti, resa ancora più sonora dal risultato al Comune di Assisi: il Sì ha vinto nettamente, nonostante la base “francescana” dell’elettorato e nonostante i tanti soldi e le tantissime iniziative della giunta regionale del Patto Avanti in favore della città.
Il segnale è preciso: se il referendum a livello nazionale è stato vinto grazie al “modello Umbria” made in Nicodemo, quello fatto di messaggi netti, senza chiaroscuri, sinistra massimalista e centro gregario, è anche vero che questo modello fa vincere le elezioni ma non sembra sufficiente a garantire consenso. Gli slogan gridati al megafono danno brividi in campagna elettorale, ma poi stufano (e sono passati solo 16 mesi).
Il centrodestra può cogliere altri motivi di ottimismo dai risultati di due città come Spoleto e Città di Castello, con i sindaci Sisti e Secondi in rampa di sfratto. Se non fa il capolavoro di dividersi come l’ultima volta, potrebbe conquistarle.
Qui si apre una partita nella partita. Si tratta di capire se il centrodestra è attrezzato per attirare nuovi consensi dalla diaspora socialista. Non sfugge a nessuno che i primi successi cdx in Umbria nord arrivano grazie a un candidato socialista a Nocera (Petruzzi) e l’alleanza intorno a Bartolini ad Assisi.
L’attuale maggioranza umbra ha dato il colpo finale alla grande tradizione dei socialisti umbri, che al momento non sembrano avere la forza per riprendersi. Possono però provare a fare la differenza in qualche comune. Piccolo ma anche medio. Per ora, però, a chi li oltraggia porgono cristianamente l’altra guancia.
Interessanti, dal punto di vista del centrodestra, i risultati della fascia appenninica. A Gualdo Tadino la sorpresa maggiore. Un Sì sonante.
L’Umbria centro-sud si avvicina al Lazio e lascia la Toscana. Di Terni abbiamo scritto. Resiste Narni rosso fuoco. Ma da Montefalco a Giano a Gualdo Cattaneo e perfino a San Venanzo, i risultati vanno osservati con attenzione. E’ un vero e proprio cambio di pelle dell’Umbria rossa.
Fa eccezione Foligno, che pure è rimasta al centrodestra alle ultime elezioni amministrative, ma adesso riesce a far vincere il No con un risultato netto. Sarà tornata in pista Rita Lorenzetti e la sua squadra? Non è da escludere, ma è sicuro che il centrodestra, se vuol confermarsi al Comune, dovrà dimostrare di essere capace di andare oltre i suoi confini, aprirsi, aggiungere ambienti a quelli tradizionali. Ma questo vale un po’ dappertutto.
Un’eccezione di colore opposto è rappresentata dalla Todi del sindaco azzurro Ruggiano. Non molte chiacchiere, ma tasse basse contro la stangata comminata agli umbri da Proietti, Tari in discesa grazie a un approccio opposto alle fumisterie della giunta regionale. Tanta concretezza. Progetti di respiro, ma massima attenzione alle questioni locali anche minime. Iniziative culturali? Lasciate alla sinistra. E’ abbastanza per insegnare a scuola un “modello Todi”? Chissà, ma per rifletterci un po’, questo sì.

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