Il referendum dà alla testa. Il capogruppo M5s in Regione Simonetti minaccia la Siberia

Tutto parte dal commento di elogio di Simonetti per il No sceneggiato da Bori. stigmatizzato da un suo lettore. Finisce malamente

PERUGIA – Il referendum doveva essere “tecnico”. È finita come una battaglia nel fango. In Umbria con gran brutti colpi a sinistra.
Prima il cattivo esempio del vicepresidente della giunta regionale Tommaso Bori (Pd), che fa lo spiritoso sul silenzio elettorale pur di fare pubblicità al suo No.
Poi il capogruppo M5s, Simonetti, che lo loda in maniera un po’ contorta affermando che “anche lui (Bori, ndr) ha dei difetti”.
Il suo post viene stigmatizzato da un lettore, che usa un termine pesante.
Ma Simonetti dovrebbe avere i nervi saldi, ma il referendum ha fatto brutti scherzi, evidentemente.
Gli risponde malamente il Simonetti: se la prende prima con la sintassi, poi con il lettore, ingiungendogli di andare “a scrivere sul profilo di Vannacci”.
Ma il finale è sconcertante: “Qui non ci trovi niente a parte la Siberia”.
Per ricordare brevemente al geniale capogruppo M5s, finora noto come suonatore di gran cassa ogni volta che la Proietti fa un provvedimento purchessia, che la storia recente associa, in epoca sovietica, la Siberia a:
1. deportazioni politiche
2. lavori forzati
3. condizioni estreme (freddo, isolamento, fame)
In particolare, il riferimento è ai Gulag, una rete di campi dove venivano mandati oppositori politici, dissidenti o anche persone accusate ingiustamente, soprattutto sotto il regime di Iosif Stalin.
Tutto questo, così, per ricordarlo a chi ha il dovere di sapere quel che dice.

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