di Marco Brunacci
PERUGIA – Il modello Umbria fa scuola. Il referendum è stata la copia carbone delle due campagne elettorali umbre, per la Regione e per Perugia.
Giorgia Meloni venga qui a studiare il fenomeno. Allora, si vince così: propaganda lineare, messaggi espliciti, meglio se ruvidi, senza mai chiaroscuri, massimalismo senza vergognarsene.
Una comunicazione affidata a un eccellente professionista (Francesco Nicodemo). Promettere il nuovo, senza dire cosa e come, ma mettendolo in faccia alle persone “nuove” che si presentano. Nel contempo evocare il bel passato (la Costituzione o la vecchia, romantica sinistra, sì, certo, anche comunista, ma oddio che nostalgia).
Il centro del centrosinistra che, dopo la Caduta del Muro di Berlino, era trattato col massimo del riguardo, adesso, nella nuova coalizione, è stato spostato in fureria. Ringraziato per l’opera prestata con qualche prebenda, ma meglio non mostrarlo, perchè funzionano molto di più e molto meglio quelli che stanno provando da anni a giocarsi il secondo tempo della partita del crollo del Comunismo, per avere la rivincita. E oggi ci sperano. Il capitalismo è troppo forte, ha vinto, non si batte? Sì, ma l’Occidente non è mai stato così in difficoltà.
E’ vero: il numero sorprendentemente alto dei votanti è stato determinato da un – diciamo – “fortunato” mix: la paura della guerra (l’86% degli italiani si è dichiarato spaventato) e del detestato Trump (76% contro, più o meno gli stessi che detestavano Reagan, niente di nuovo).
Meloni ha pagato quindi anche l’atlantismo e l’aver scelto l’occidente. Ma la sconfitta è bruciante ed è tutta politica. Le norme sulla magistratura c’entrano poco o niente.
Come insegnano Craxi e Renzi, da un referendum perso non ci si ripiglia più, se non con un qualche prodigioso colpo d’ala che Meloni ha poco tempo per studiare e provare a organizzare.
Da dove ripartire? Dagli spazi lasciati dal nuovo rampante centrosinistra (Patto Avanti in Umbria), perchè ci sarà pure qualcuno del centro, confinato ai servizi sedentari, al quale non basta uno strapuntino per dare un senso al suo impegno politico.
Ma soprattutto deve aprire subito porte e finestre di Fratelli d’Italia, farne un partito che riesca a tenere il passo con i presenti tempi tumultuosi. Avrebbe anche il tempo di cambiargli nome (potrebbe chiedere un consiglio al vulcanico Nicodemo) e di fare un congresso con toni accesi, nuovo nel look, nelle idee, nelle parole. Trovarsi un predellino o, al limite, persino cedere lo scettro a un Berlusconi.
Perchè agli elettori non interessa se hai governato bene, interessa che cosa sei in grado di dar loro domani. Venga in Umbria e chieda a Romizi e a Tesei.
Non dimentichi, Meloni, che anche lei ha giocato la carta vincente del volto nuovo del cambiamento dopo il governo Draghi. Il passato non serve, è necessario inventarsi un futuro migliore.
Ps. Se Meloni si mette a studiare il fenomeno Umbria, magari a parziale conforto, potrà constatare che qui c’è stato il peggior risultato delle regioni dove ha vinto il No, nonostante il background rosso fuoco. Anche gli slogan vuoti, le marcette elettorali, le bugie gridate al megafono sotto gli ospedali, dopo un po’, stufano.


