Paola Fioroni: «Sanità, rifiuti, trasporti e casa: il fallimento della giunta Proietti»

L’intervento della ex vicepresidente Lega del Consiglio regionale: «Si allargano sempre più le distanze tra quello che è stato promesso dal Patto Avanti in campagna elettorale e la realtà. La propaganda non basta»

DI PAOLA FIORONI,
ex vicepresidente Lega consiglio regionale

PERUGIA – C’è una distanza che nessuna narrazione riesce più a colmare: quella tra le promesse e la realtà. La giunta Proietti aveva costruito il proprio consenso sull’idea di una svolta, sulla promessa di una Regione più efficiente, più giusta, più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Oggi quella svolta non si vede. Si vedono, invece, ritardi, rinvii e problemi che si aggravano.

Il cuore di quella promessa era la sanità. La riduzione delle liste d’attesa era stata elevata a simbolo di una nuova stagione. “ Le azzero in 3 mesi” e chi se lo scorda il “claim pubblicitario” da detersivo scioglimacchie, gridato sotto gli ospedali umbri.
Come se la sanità fosse una barzelletta o una boutade propagandistica.
È diventata, al contrario, il simbolo dell’inadeguatezza.
I cittadini continuano ad attendere mesi per una prestazione, le famiglie sono sempre più spesso costrette a rivolgersi fuori regione e il sistema nel suo complesso fatica a garantire risposte tempestive.
Ma non solo, si nega all’opinione pubblica la trasparenza con dati aggiornati e periodici
Tutto questo avviene in assenza di una piena programmazione, perché il piano socio-sanitario regionale, anche esso sbandierato e già salutato come novella “ carta delle libertà” non è ancora uno strumento realmente operativo.
E nemmeno la tanto citata “ partecipazione” che piace assai nella retorica della Presidente e del Sindaco di Perugia, sembra aver fatto mettere le ali a questo progetto
Senza una direzione, la sanità non si governa: si lascia deteriorare.

Il caso della Casa di comunità di Monteluce rappresenta in modo emblematico questa distanza tra annunci e realtà. Doveva essere il segno tangibile della sanità territoriale, il luogo in cui i cittadini avrebbero trovato risposte più vicine e più rapide. Oggi è invece l’immagine di un’occasione che rischia di essere perduta: ritardi, incertezze, tempi che si allungano su un progetto strategico finanziato anche con risorse europee che ormai risultano perse . Monteluce non è solo un cantiere, è una ferita aperta nel rapporto tra istituzioni e comunità.

Sul ciclo dei rifiuti il quadro è ancora più chiaro, perché l’Umbria non partiva da zero. Il Piano regionale dei rifiuti, approvato il 14 novembre 2023 al termine di un lungo percorso tecnico e scientifico, esiste ed è stato costruito proprio per garantire autosufficienza e sostenibilità attraverso la realizzazione del termovalorizzatore. Eppure oggi le discariche sono sempre più vicine alla saturazione, si procede per proroghe e manca una strategia impiantistica definita. Nel frattempo i costi aumentano e la TARI cresce. È la dimostrazione più evidente di cosa accade quando la politica rinuncia ad attuare ciò che è già stato costruito: i cittadini pagano di più per un sistema che non migliora.

Anche sul trasporto pubblico locale emerge una responsabilità politica precisa. La gara regionale, una maxi-procedura da circa 749 milioni di euro già avviata nella scorsa legislatura, avrebbe dovuto portare rapidamente a una riorganizzazione del servizio. Con la nuova amministrazione, invece, il percorso si è rallentato e complicato. Oggi si parla di revisione dell’iter, di possibili rinvii fino al 2028, mentre si accumulano ritardi nell’attuazione del nuovo modello. Questo scenario potrebbe comportare un danno economico stimato fino a 20 milioni di euro, legato alla gestione transitoria a causa dei mancati incrementi tariffari Nel frattempo, però, ciò che conta è che il servizio non migliora e i disagi restano. Una riforma rinviata è una riforma che non produce benefici.

C’è poi un terreno ancora più delicato, perché riguarda il senso stesso di giustizia sociale: quello delle case popolari. Le scelte adottate stanno producendo un effetto evidente e profondamente ingiusto, indebolendo il riconoscimento di chi da anni è in graduatoria, di chi lavora, paga le tasse e ha costruito il proprio percorso nel rispetto delle regole. Famiglie che attendono da tempo vedono cambiare i criteri e ridursi le proprie possibilità, mentre cresce un senso diffuso di sfiducia. Quando il sistema smette di premiare la correttezza, la legalità, non si rafforza la coesione sociale: la si incrina.

Sanità, rifiuti, trasporti, casa. Non si tratta di problemi isolati, ma del riflesso di una stessa difficoltà: trasformare gli strumenti in risultati. La giunta Proietti ha ereditato piani già approvati, risorse disponibili, riforme avviate. Ma governare non significa ereditare, significa portare a compimento. E quando questo passaggio non avviene, il tempo degli alibi finisce.

L’Umbria non aveva bisogno di nuove promesse. Aveva bisogno di risultati. Oggi si ritrova con più attese, più costi e meno certezze.
Ciliegina sulla torta: 184milioni di euro tolti dalle tasche degli umbri che probabilmente andranno a mettere “ toppe” laddove non si sono governati i processi. Purtroppo la prassi di dire che i soldi ci sono, ma non spiegare come saranno spesi e’ un modus operandi che va bene per le quattro stagioni
Se poi parliamo di economia… la Zes e’ stata una grande opportunità ancora una volta calata dall’alto… che fortuna!
Ma se c’è un ambito in cui più di ogni altro emerge la difficoltà di questa giunta, è proprio questo. Non perché manchino documenti o dichiarazioni.
Ma perché manca ciò che davvero conta: una strategia riconoscibile, leggibile e misurabile nei suoi effetti.
La giunta Proietti ha costruito la propria azione su strumenti di programmazione, su documenti di indirizzo, su un linguaggio fatto di sostenibilità, innovazione, transizione.
Tutti elementi condivisibili. Tutti, però, ancora confinati nella dimensione dell’enunciazione.
Quello che non si vede è il passaggio decisivo:
la traduzione di questa visione in una politica economica concreta, capace di indicare priorità chiare, settori strategici e risultati verificabili.
Non si comprende quale sia oggi il modello di sviluppo dell’Umbria:
se industriale, se turistico, se legato all’innovazione, se fondato sul rafforzamento del welfare territoriale.Tutto è evocato, nulla è davvero scelto.
E in economia, non scegliere equivale a restare fermi.
Nel frattempo, mentre l’aeroporto di Perugia interrompe la sua crescita, il nodo di Perugia non si realizzerà le imprese chiedono certezze, i territori chiedono direzione, i cittadini chiedono opportunità.
Ma la risposta che arriva è ancora frammentata, priva di una sintesi politica forte.
Il rischio è evidente:
che l’economia regionale resti sospesa tra buone intenzioni e assenza di risultati.

Ecco qui, cari cittadini umbri, il patto avanti è’ servito e la politica non riesce più a incidere sulla realtà lasciandoci di fronte non ad una mera fase di difficoltà. Siamo di fronte a una responsabilità precisa. Siamo di fronte a un fallimento politico.

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