DIEGO DIOMEDI
TERNI – La presentazione, presso la libreria Ubik di Terni, del volume «Dalla parte giusta» di Gennaro Capoluongo, dirigente generale di pubblica sicurezza, si è trasformata in un momento di profonda riflessione collettiva sul significato profondo delle parole stato, giustizia, legalità. L’autore, ripercorrendo la sua lunga carriera iniziata nel 1988 alla scuola superiore di Polizia e proseguita tra la squadra mobile di Napoli e la Criminalpol, ha condiviso aneddoti inediti che hanno svelato i retroscena della lotta alla Nuova Camorra Organizzata e al clan dei Casalesi. Durante l’evento, sono emersi dettagli non presenti nel libro, legati alla vita quotidiana in prima linea, in un’epoca in cui la criminalità organizzata evolveva verso strutture internazionali sempre più complesse.

Il dibattito ha toccato l’apice della commozione con gli interventi dei figli e dei parenti dei poliziotti caduti in servizio. Le loro voci hanno offerto spaccati di vita durissimi, ricordando un passato segnato dall’iniziale assenza dello stato nel supporto a vedove e orfani. È stato descritto un percorso di sofferenza ma anche di grande dignità, in cui la reazione delle associazioni delle vittime è stata determinante per ottenere un riconoscimento che non fosse solo formale. Oggi, come sottolineato dai familiari presenti e non solo grazie anche all’intervento di alcuni esponenti dei sindacati della polizia di stato, si respira una cultura diversa, basata sull’umanizzazione delle situazioni e su una vicinanza concreta che un tempo forse mancava. Una crescita cultura che vede anche l’aumento dell’apprezzamento del poliziotto.
Capoluongo ha risposto a queste testimonianze ribadendo che la sicurezza deve essere intesa come benessere sociale e speranza, spiegando che l’azione delle forze dell’ordine è sempre guidata da un rigoroso senso di giustizia e mai di vendetta. «Il poliziotto rischia la vita tutti i giorni. Lo fa per la comunità. Una pattuglia che passa offre sicurezza» dice l’autore. Questo spirito di servizio, che ha portato l’autore fino agli incarichi presso l’ONU a New York nel 2024, trova la sua radice più autentica proprio nel coraggio silenzioso di chi opera lontano dai riflettori, onorando ogni giorno il sacrificio di chi è caduto per difendere la legalità.




