La recente sentenza del Tar dell’Umbria sulla vicenda della clinica-stadio di Terni ha riacceso un dibattito mai sopito, trasformando una questione amministrativa in un caso politico che interroga il futuro della città. L’annullamento della determina comunale del luglio 2025 ha segnato un punto di arresto significativo, sollevando interpretazioni opposte tra chi vede nel progetto una visione di sviluppo e chi, invece, lo considera un percorso normativamente fragile.
Dalle fila di Terni Civica e Umbria Civica, Michele Rossi analizza la vicenda sottolineando come la sentenza rappresenti il crollo di una narrazione ambiziosa ma rivelatasi precaria nelle sue fondamenta. Secondo Rossi, operazioni di questa portata avrebbero richiesto un rigore maggiore e una collaborazione istituzionale più stretta, evitando che il confine tra visione e illusione diventasse così sottile. L’invito è quello di superare le fazioni per verificare se esistano ancora margini d’azione: «Si tratta di capire se esista ancora uno spazio reale, giuridicamente solido e amministrativamente sostenibile, per recuperare un progetto che può portare sviluppo». Per Rossi, l’onestà deve prevalere: se non ci sono più le condizioni, bisogna ammetterlo per non alimentare ulteriori sfiducie, poiché «lo sviluppo di una città non passa da un singolo progetto, ma dalla capacità di costruire più percorsi credibili nel tempo».
Di segno opposto e decisamente più dura è la posizione espressa dalla Segreteria Provinciale di Sinistra Italiana di Terni. Per l’organizzazione politica, il Tar ha semplicemente «ristabilito la verità degli atti amministrativi», confermando che il progetto era di fatto già bocciato dal 2022. Sinistra Italiana accusa l’amministrazione di aver ignorato le regole e di aver costruito un «castello di carte fatto di interpretazioni bislacche e forzature procedurali». La critica non è solo tecnica, ma investe il modello stesso di sviluppo proposto: il progetto viene descritto come «un grande centro commerciale di 5800 metri quadri con annesso stadio di calcio» che graverebbe indirettamente sulle casse della sanità pubblica. La richiesta che emerge con forza è quella di un cambio di rotta totale: «Tutte le risorse del fondo sanitario pubblico siano destinate alla sanità territoriale» e, per quanto riguarda l’impianto sportivo, si cerchi una soluzione di ristrutturazione per «salvare e migliorare il Liberati che abbiamo».
La città si trova dunque davanti a un bivio. Da un lato la necessità di capire se il dialogo tra istituzioni e privati possa ancora sanare le criticità rilevate dai giudici, dall’altro la pressione di chi chiede di chiudere definitivamente questa pagina per concentrarsi su investimenti interamente pubblici. I


