Dal Castel del Piano al Perugia calcio: la bella storia di Dottori e Rondolini

Il presidente Pace, l’orgoglio e il sogno: «Coltivare i giovani significa costruire il futuro del calcio e restituire forza, prestigio e anima al nostro azzurro nazionale. Il mondiale 2030 è possibile»

PERUGIA – «Dal Liborio Menicucci al professionismo: Christian Dottori e Pietro Rondolini, orgoglio Castel del Piano». Inizia così il lungo e appassionato post con cui il presidente Francesco Pace racconta una di quelle storie che «meritano di essere raccontate perché dentro hanno tutto: sacrificio, crescita, identità, talento e futuro».

«La firma del contratto da professionisti con A.C. Perugia da parte di Christian Dottori e Pietro Rondolini è una di quelle notizie che riempiono il cuore di orgoglio e che danno senso al lavoro quotidiano di chi crede davvero nel valore del settore giovanile – scrive Pace -.Per ACD Castel Del Piano 1966, questa non è soltanto una bella soddisfazione sportiva. È la conferma concreta che seminare bene, accompagnare i ragazzi con serietà, educarli al lavoro, alla disciplina e al rispetto, può portare lontano. Molto lontano.
Christian e Pietro ha giocato sui nostri campi, al Liborio Menicucci, dove i sogni non fanno rumore ma prendono forma un allenamento alla volta, sotto gli occhi di chi ogni giorno dedica tempo, passione e competenza alla crescita dei giovani.
Da lì è iniziato un cammino che oggi li porta nel calcio professionistico, passando anche per l’onore di vestire la maglia azzurra della Nazionale, simbolo massimo di appartenenza, identità e orgoglio italiano».
«Ed è proprio questo il punto più importante – ribadisce il presidente del Castel del Piano -: ogni ragazzo che emerge non rappresenta soltanto se stesso, ma testimonia il valore di un intero movimento. Dietro un traguardo come questo ci sono famiglie, allenatori, dirigenti, educatori, compagni di squadra e una comunità sportiva che ha scelto di investire nei giovani, nella loro formazione umana prima ancora che calcistica.
Oggi più che mai il calcio italiano ha bisogno di tornare a credere nei propri vivai.
Ha bisogno di società che coltivino il talento con pazienza, che sappiano attendere, formare, correggere, sostenere.
Ha bisogno di settori giovanili vivi, radicati nei territori, capaci di essere palestra di calcio ma anche di vita.
Perché è da lì che si costruisce il futuro dei club, ma anche il futuro del nostro azzurro nazionale.
Ridare lustro alla maglia dell’Italia significa proprio questo: ripartire dai campi di periferia, dai pomeriggi di allenamento, dai tecnici che insegnano i fondamentali e dai dirigenti che tengono in piedi una visione educativa oltre che sportiva.
Significa capire che il talento non nasce per caso, ma viene accompagnato, custodito e fatto crescere».

«La storia di Christian Dottori e Pietro Rondolini racconta esattamente questo – chiude Pace -.
Racconta che i sogni più belli possono partire da un campo come il nostro e arrivare fino ai grandi palcoscenici.
Racconta che credere nei giovani non è uno slogan, ma una responsabilità.
Racconta che il calcio di territorio, quando lavora bene, può ancora essere una fucina autentica di futuro.
A Christian e Pietro va l’abbraccio più sincero di tutta la famiglia rossoblù.
Il loro traguardo è motivo di orgoglio per il Castel del Piano 1966, per chi li ha visti crescere e per tutti i ragazzi che oggi inseguono un pallone immaginando il domani, per chi prima di me ha gestito questa realtà sportiva con competenza e passione.
Siate fieri di ciò che avete conquistato, ma continuate ad avere fame, umiltà e coraggio.
Perché ogni traguardo raggiunto è soltanto un nuovo punto di partenza.
Il Castel del Piano 1966 sarà sempre casa vostra.
E continuerà, con ancora più convinzione, a credere che coltivare i giovani significhi costruire il futuro del calcio e restituire forza, prestigio e anima al nostro azzurro nazionale.
Sognare il mondiale 2030 è possibile».

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