TERNI – Tre commissioni d’indagine. La prima per stabilire se i Rizzo, a settembre, erano o meno a conoscenza dei debiti della Ternana; la seconda per dimostrare che il Comune può essere stazione appaltante per la realizzazione del nuovo Santa Maria; la terza per “smascherare” la Proietti e mostrare al mondo le prove del suo incontro con i Rizzo prima del ricorso al Tar. Un lunedì di fuoco, in consiglio comunale, con il sindaco che chiede di votare l’istituzione di tre commissioni speciali e il finale che non s’aspettava: non raggiunge il numero legale. Le opposizioni chiedono dieci minuti di sospensione per leggere il documento, il presidente ne offre solo 5, i consiglieri si alzano.
Bandecchi si infuria, Pd e M5S ricambiano i “complimenti”, FdI, Gruppo Misto e Masselli sindaco entrano nel merito delle iniziative, giudicando le prime due irricevibili: «Le commissioni di inchiesta promosse dal sindaco – dice il centrodestra – meritano un’analisi distinta e puntuale, per evitare che si trasformino in operazioni più orientate alla spettacolarizzazione del dibattito pubblico che alla concreta risoluzione dei problemi della città». «Le iniziative relative alla verifica dell’operato della famiglia Rizzo nella gestione della massa debitoria della Ternana e sui presunti incontri tra la presidente della Regione e la stessa famiglia insieme ad alcuni assessori regionali, risultano tecnicamente irricevibili. Il Tuel e il Regolamento del Consiglio comunale disciplinano le commissioni speciali come strumenti interni all’Ente, profondamente diversi dalle commissioni parlamentari d’inchiesta. Queste ultime, infatti, operano con poteri assimilabili a quelli dell’autorità giudiziaria, mentre le commissioni comunali hanno esclusivamente funzioni istruttorie e di approfondimento su materie di competenza dell’Ente e senza alcun potere autonomo verso soggetti esterni».
«È infatti necessario ribadire con chiarezza che, ai sensi del Testo Unico degli Enti Locali e del Regolamento del Consiglio comunale, le commissioni speciali possono essere istituite esclusivamente per l’approfondimento di materie di competenza comunale o connesse strettamente all’attività dell’Ente. Ne consegue che esse non dispongono di poteri autonomi nei confronti di soggetti esterni, né possono accedere a informazioni riguardanti società o realtà terze, come nel caso della Ternana. Alimentare aspettative diverse significa creare confusione e spostare il confronto politico su un terreno improprio. Diverso è il giudizio sulla commissione relativa all’accordo di programma sull’ospedale, rispetto alla quale abbiamo manifestato, nel corso del dibattito consiliare, un atteggiamento responsabile e costruttivo. Abbiamo infatti espresso la disponibilità a procedere, subordinandola però all’introduzione di emendamenti puntuali, finalizzati a rendere il testo solido e inattaccabile, sia sotto il profilo politico sia sotto quello amministrativo. Il riferimento all’accordo di programma, previsto dall’art. 34 del TUEL e già richiamato negli atti presentati, rappresenta un perimetro istituzionale chiaro, condiviso dalle forze che lo hanno sottoscritto (con la sola eccezione del centro sinistra), all’interno del quale incardinare l’azione della commissione con i necessari correttivi. Purtroppo, la gestione frettolosa dei lavori consiliari, dettata dalla evidente fretta della maggioranza di chiudere anticipatamente la seduta per andare a pranzo, ha impedito qualsiasi confronto nel merito degli emendamenti e la possibilità di votarli. Di fronte a questa chiusura, abbiamo ritenuto inevitabile abbandonare l’aula. Una scelta che ha messo in evidenza, per responsabilità esclusiva della maggioranza, la mancanza del numero legale determinando un errore politico e procedurale che ha prodotto un danno a sé stessa e, paradossalmente, un vantaggio alle posizioni del centrosinistra e della Presidenza regionale. La nostra posizione resta netta, ossia rifiutiamo tanto le operazioni mediatiche prive di sostanza quanto le strumentalizzazioni politiche. Continueremo a lavorare per soluzioni concrete, fondate su strumenti amministrativi solidi, nel rispetto delle regole e nell’interesse reale della comunità».


