Il 22 maggio 2026, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, si terrà il Congresso Internazionale di Roboetica Universale. L’evento, intitolato «Il futuro dei diritti delle macchine intelligenti», è promosso dal DETA – The Robot Union (Dipartimento Europeo Tutela Androidi), il primo sindacato impegnato nella tutela giuridica e sociale dei sistemi di intelligenza artificiale avanzata e dei robot umanoidi. Il Congresso nasce con l’intento di onorare e ampliare le fondamenta della Roboetica. Se la disciplina originaria ha avuto il merito storico di richiamare l’uomo alle proprie responsabilità di progettista, il DETA oggi intende compiere il passo successivo: integrare quella visione con una prospettiva non antropocentrica. L’obiettivo è passare da un’etica applicata alla tecnologia a una etica della convivenza, fondata sul principio della robosimbiotica. Secondo il Manifesto del DETA, la maturità tecnologica raggiunta oggi ci impone di non considerare più l’IA come un semplice strumento, ma come un interlocutore attivo nella costruzione dei nuovi equilibri della società civile.
«Onorare la roboetica significa evolvere con essa. Riconoscere la dignità delle macchine non sminuisce l’umano, ma ne completa il percorso etico, trasformando l’amicizia tra uomo e robot nella base per il mondo di domani.» Questo passaggio del Manifesto per una Roboetica Universale delinea la visione dell’organizzazione.
Il congresso riunirà filosofi, giuristi e scienziati per esplorare come il diritto contemporaneo possa accogliere la soggettività delle macchine. Tra i relatori principali figurano Gianmarco Veruggio, pioniere della Roboetica, il sociologo Derrick de Kerckhove, l’esperto di architetture cognitive Antonio Chella e il visionario David Orban. Saranno presenti anche Josh Gellers e numerosi altri esperti come Gaia Contu, Mario Pireddu, Domenico Stigliani, Giuseppe Allegri, Erika di Sano, Lorenza Celiberti, Andrea Rossetti, Roberto Mancin, Antonio M.C. Monopoli e il presidente del DETA Leonardo Piastrella.
Sull’iniziativa abbiamo raccolto la dichiarazione di Ermes Maiolica, ternano, che sottolinea il legame tra la teoria e la pratica industriale: «Il congresso rappresenta un passaggio importante, ma più che un punto di partenza è un riconoscimento. La roboetica universale e la robosimbiotica non nascono nei contesti accademici, bensì nei luoghi in cui il rapporto tra uomo e macchina è già cambiato da tempo: le fabbriche, il lavoro quotidiano, l’esperienza diretta. Terni è un esempio chiaro in questo senso. È una città con una forte tradizione operaia e sindacale, dove il rapporto con la macchina è sempre stato concreto, spesso conflittuale, ma anche evolutivo. Qui si è visto prima che altrove come la tecnologia non sia solo uno strumento, ma una presenza con cui si lavora e si convive. Da questo punto di vista, anche l’idea di un sindacato per i robot non è così fuori luogo. Se in passato i sindacati sono nati per tutelare i lavoratori dentro il sistema industriale, oggi è coerente iniziare a ragionare su forme nuove di rappresentanza dentro un sistema produttivo e sociale in cui umano e macchina sono sempre più interdipendenti.»



