Sviluppumbria, Ferrucci ai titoli di coda. Economia, Umbria legata mani e piedi al Pnrr. Strade e ferrovie, richiamare in servizio Lorenzetti e Marini

Block notes su numeri e prospettive. E una telenovela

di Marco Brunacci

PERUGIA – Block notes di varia economia.
Uno. Il caso dell’ottimo professor Ferrucci. Mai dire mai, però forse siamo davvero ai titoli di coda. L’ultimo affronto che l’eccellente docente ha dovuto subire, è farsi convincere a candidarsi alla guida di Gepafin. Dove non poteva non rimanere Carmelo Campagna. E fra tre anni non sarà facile trovare un sostituto di pari competenza e relativo esaustivo curriculum.
(A proposito: lo sapete che una voce racconta che avevano offerto Sviluppumbria a Campagna? Cose dell’altro mondo.)
Ora il Ferrucci dovrebbe riprendersi la sua libertà e il meritato stipendio di docente all’università. Lascerà già domani, giorno dell’Assemblea annuale, Sviluppumbria? Oppure l’agonia proseguirà? Suspance (chi lo sa se poi tocca sempre al ternano Ottone il compito di sostituirlo).

Due. Per Svimez l’economia umbra nel 2025 è stata in recessione, invece per Bankitalia cresce poco ma su livelli non lontani dalla media nazionale. L’Istat dirà, tra qualche mese, chi ci aveva azzeccato.
Ma la verità è che i parametri non sono affatto dissimili.
Per Bankitalia il Pnrr, unica voce in sicuro attivo, ha salvato l’economia regionale. Per Svimez invece non è stato sufficiente.
Entrambi gli istituti, di fatto, dicono però che al Pnrr (il cui effetto sta scemando e nel 2027 finirà) l’Umbria è legata mani e piedi.
In più c’è solo un po’ di turismo, come nel resto d’Italia.
Invece la parola recessione, come spettro nel quale si cade, è risuonata anche a Bankitalia.
Per favorire la lettura dei dati da parte di quell’orchestra di archi chiamata Gruppo regionale di consiglieri di maggioranza, diciamo che l’occupazione in Umbria non è di qualità, che è cresciuto l’indebitamento delle famiglie unitamente all’inflazione (grande segno di difficoltà), con un piccolo boom di ricorso al credito al consumo. Avvertenza per gli orchestrali sotto la guida del maestro Betti: riflettete su numeri veri e prospettive, tra i giri di violino e l’irrompere della viola d’amore.
(Ps. Mai successo: a Bankitalia non c’era la presidente della Regione, Proietti).

Tre. Inizia a essere divertente la serie di appelli a Roma perché ci aiutino con strade e ferrovie. Col sospetto – inzufolato da Proietti e De Rebotti – di non essere considerati dal Governo nazionale perché qui siamo “piccoli e rossi”.
Se questo è il problema, non resta che una soluzione: richiamare in servizio permanente effettivo le presidenti del centrosinistra storico, Lorenzetti e Marini, che, con i loro progetti, sono state capaci di covincere i governi Berlusconi a far arrivare tanti soldi nella piccola Umbria. E ci hanno costruito e rifinito la Quadrilatero.

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