La Festa della Passeggiata senza cibo e il cavillo di Calipso

Cosa sta succedendo a Terni nell’era Bandecchi, ammesso che qualcuno ci capisca qualcosa

L’Omero da Narnia

TERNI – Sono trascorsi dieci lunghi anni dalla caduta dell’Ultima Giunta. Terni è mutata, attraversata da correnti arancioni, tute da lavoro dimenticate e tempeste social. Il Partito Democratico ternano, ormai ridotto a un manipolo di reduci vaganti tra le rovine morali dell’ex CMM e di un vecchio Ospedale, naviga a vista. A guidarli c’è Unisce, ex senatore di lungo corso con la giacca di velluto un po’ consumata sui gomiti.
Il loro unico e mitico obiettivo è ritrovare la rotta verso Itaca. Il ritorno al Governo della Città? No, il ritorno alla Festa dell’Unità ai Giardini Pubblici della Passeggiata: casa.

Atto I: L’Approdo e il Cavillo di Calipso
Mentre cercano di fare rotta verso Palazzo Spada, una tempesta di dissenso li travolge e li spinge al largo. Smarriti nella nebbia della Conca, i reduci approdano in un luogo che credevano perduto nella memoria: i Giardini della Passeggiata.
Un tempo sede della gloriosa Festa de l’Unità, i giardini appaiono come un’oasi incantata illuminata da luci vintage tra i lecci secolari. Ma l’illusione dura un istante. Ad attenderli all’ombra della Chiesa del Carmine c’è Calipso.
UNisce e i suoi pregustano già il profumo di salamelle e penne all’arrabbiata, ma Calipso li accoglie con una doccia fredda: per un clamoroso errore nell’invio della modulistica non ci sono i permessi per accendere le griglie.
Di fronte alle proteste della ciurma, Calipso è inamovibile: “Spostare le date della festa per attendere i permessi? Mai! La data è sacra, lo statuto non si piega alle esigenze della pancia. La festa si fa adesso!”

Atto II: La Tentazione del Digiuno Politico
Senza cibo, la Festa della Passeggiata si trasforma in un teatro dell’assurdo. La cassa è aperta, le sedie di plastica sono ordinate in file impeccabili, i gazebo sono montati… ma i punti ristoro sono desolatamente sbarrati. C’è solo acqua minerale a temperatura ambiente e un’infinita serie di tavole rotonde.
È qui che Calipso sferra la sua trappola più subdola: l’Immortalità dell’Autoreferenzialità. Con arte persuasiva, la ninfa convince i vecchi esponenti che l’assenza di cibo è in realtà un pregio: niente turni massacratori alla brace fino alle quattro del mattino, nessuna contestazione sulla qualità del fritto o sul prezzo della birra, nessun contatto con la gente vera, quella che ha fame e vuole risposte semplici.
I reduci cadono nel tranello. Invece di sfamare la piazza, si sfamano di pura polemica burocratica, ricorsi al TAR ed estenuanti dibattiti. Diventano creature spettrali ma immortali: protetti dalle mura antiche, prigionieri di un limbo dorato dove non si vince mai, ma soprattutto non si perde mai, perché ci si limita a esistere senza fare nulla.

Atto III: Il Risveglio e la Fuga
Passano i giorni (o forse gli anni, poiché alla Passeggiata senza griglie il tempo si è fermato). Durante la quarta ora di un convegno dal titolo “Prospettive del riformismo nell’era post-industriale”, un anziano dirigente sviene per un calo di zuccheri.
UNisce si alza e cammina verso la brace spenta del barbecue. Guarda le griglie fredde, poi guarda oltre i cancelli di ferro verso Via Roma. Lì fuori la gente passa, ride, va a mangiare una pizza al taglio ed ignora del tutto il dramma formale che si sta consumando sotto i lecci.
In quel momento gli appare Atena (sotto le spoglie di una giovane attivista under 30 con lo zaino in spalla e zero tessere in tasca), che gli sussurra: “UNisce, vi siete chiusi in una gabbia di carta. Siete diventati i custodi di una festa che non sfama più nessuno. Questa non è immortalità, è imbalsamazione.”
UNisce capisce la verità: la politica senza sostanza è solo un comizio a stomaco vuoto.
Con uno scatto d’orgoglio, sale sul palco centrale, strappa il modulo B3 dei permessi mai approvati e spegne il microfono. Afferra per la giacca i compagni intorpiditi dalla fame e li trascina verso l’uscita, incurante delle grida di Calipso che promette loro commissioni garanzia ed eterne tessere ad honorem.
Il gruppo varca i cancelli della Passeggiata lasciandosi alle spalle l’isola del tempo sospeso. La strada per Palazzo Spada è ancora sbarrata da mostri e populisti, ma UNisce e i suoi hanno finalmente capito una cosa: per tornare a governare una città, bisogna prima avere il coraggio di tornare a vivere nel mondo reale.

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