Il vice presidente Ferranti bussa a soldi a Palazzo Donini, l’assessore regionale Meloni risponde: «Per farci che?»
TERNI – Tra la Provincia di Terni e la Regione dell’Umbria è l’era de cinghiale bianco. I due enti battibeccano per gli abbattimenti degli animali selvatici, sempre più presenti nei centri urbani. Nei giorni scorsi, il vice presidente della Provincia, Francesco Ferranti, ha bussato a soldi alla Regione per garantire gestire l’emergenza. M l’assessora regionale alla Caccia, Simona Meloni, risponde piccata: «Per chiedere più soldi presentare piani e progetti di contenimento della specie». Il cappello in mano di Ferranti, insomma, non è sufficiente. L’esponente di Forza Italia (un tempo, è stato sospeso dal partito) ha detto che 20mila euro sono troppo pochi. Ne ha chiesti 200mila per rafforzare le attività della polizia provinciale e consentire una più incisiva azione di contenimento.
Ma ecco che arriva la risposta, dati alla mano, della Meloni. Gli abbattimenti effettuati nella provincia di Terni dal 2024 al 2025 sono aumentati del 50 per cento. Nello stesso periodo sono diminuiti i danni provocati alla produzione agricola dai cinghiali del 40 per cento. Simona Meloni concorda sul fatto che si più fare di più, ma chiede un piano di azioni mirate da parte ella Provincia.
Secondo i dati citati dalla Regione, nel territorio dell’ATC3 TR «gli abbattimenti effettuati nell’ambito delle attività di controllo sono passati dai 1.144 del 2024 ai 1.737 del 2025. Si tratta di 593 capi in più, con un incremento del 51,8%».
Meloni richiama anche il quadro delle competenze: «L’articolo 19 della legge 157 del 1992 disciplina il controllo della fauna selvatica da parte delle Regioni e prevede il coordinamento dei piani da parte degli agenti dei corpi di polizia regionale o provinciale, con la possibilità di avvalersi anche della polizia locale. Gli Ambiti territoriali di caccia partecipano alle attività di controllo secondo le disposizioni regionali, mentre le convenzioni possono sostenere e rafforzare il sistema operativo».

