Caos Ztl, piazza del Mercato resta zona franca e i residenti riconsegnano il permesso: «I nostri soldi, please!»

Il Comitato delle famiglie del centro storico parla di diritti violati e case svalutate: «Terni Reti si prepari a rimborsare 800mila euro»

TERNI – «Pronti a chiedere rimborso di massa per 8mila permessi pagati fino al 2028». Il Comitato delle famiglie del centro storico si prepara a dare battaglia: «Abbiamo pagato per un’area protetta, ci ritroviano nel caos». Sulla Ztl è scontro totale. Il Comitato diffida l’amministrazione comunale: «In caso di ulteriori modifiche scatta la richiesta di rimborso di massa per tutti i permessi già pagati fino al 2028». Una posizione durissima contenuta in un comunicato che parla di «schiaffo alla vivibilità, alla salute e alla sicurezza» ma soprattutto di «palese e inaccettabile violazione dei diritti economici dei cittadini». Il Comitato ricorda un dato numerico incontestabile: sono circa 8mila i contrassegni di Tipo “R” dei residenti, molti dei quali rinnovati con validità certificata almeno fino a gennaio 2028. «Il pagamento di questa somma non è un obolo volontario, ma il corrispettivo economico versato per ottenere un’utilità precisa: il diritto di circolare e sostare in un’area protetta dal traffico di massa – scrive il Comitato – e se l’amministrazione comunale intende procedere all’apertura indiscriminata della Ztl, farà venire meno la causa stessa per cui quella tariffa è stata riscossa». Il Comitato ipotizza un rimborso medio prudenziale di soli 100euro a permesso, che moltiplicato per 8mila contrassegni, risulta altissimo: 800mila euro. Ed è solo la punta dell’iceberg: se la protesta dovesse estendersi a tutti i 23mila tagliandi, anch’essi svuotati di valore, l’impatto economico diventerebbe multimilionario e insostenibile per il bilancio di Terni Reti. «I residenti non intendono finanziare un servizio che l’amministrazione ha deciso unilateralmente di cancellare, né subire passivamente il deprezzamento delle proprie case», conclude il Comitato, che invita la giunta a fermare «l’insensato colpo di spugna» e ad aprire subito un tavolo di confronto. In caso contrario «la battaglia si sposterà dalle piazze alle aule di giustizia».

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