PERUGIA – “Esprimiamo la solidarietà del Movimento Giovanile alla testata Umbria7, al suo Direttore e a tutta la redazione, finiti nel mirino di una diffida legale promossa da PuntoZero, società a partecipazione pubblica della Regione Umbria”. È quanto dichiara in una nota Forza Italia Giovani Umbria intervenendo sul caso della diffida legale promossa dalla partecipata regionale nei confronti del giornale online.
“L’utilizzo delle carte bollate contro chi fa cronaca sta diventando un’abitudine sistematica da parte dell’amministrazione regionale e dei suoi enti», prosegue la nota. “L’anno scorso avevamo assistito alla nota ufficiale della Regione Umbria che ipotizzava richieste risarcitorie per «danni all’immagine» contro la stampa, episodio su cui anche l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria aveva espresso rammarico e preoccupazione. Oggi il copione si ripete con PuntoZero, la cui guida è affidata all’Amministratore Unico Leonardo Esposito. Una figura cresciuta e formatasi nei ranghi dell’UdU – dove ha condiviso il percorso di rappresentanza universitaria con l’attuale Vicepresidente della Regione, Tommaso Bori – e che sembra aver trasposto nella gestione delle istituzioni pubbliche una visione dell’informazione quasi d’altri tempi: un ‘metodo UdU’ che richiama da vicino la linea del Glavlit, il tristemente noto organo della censura di Stato nell’Unione Sovietica stalinista, dove l’unico racconto consentito era quello governativo”.
Da FI Giovani Umbria arriva una stoccata diretta anche sulla gestione della vicenda da parte di Leonardo Esposito: “Se l’A.U. Esposito ritiene che siano stati riportati dati erronei o inesattezze sull’entità dei compensi o sulle sue ferie o su altre vicende, ci poniamo una domanda semplice: perché non ha inviato una richiesta di rettifica alla testata? Qualsiasi giornale è tenuto per legge a pubblicare le rettifiche e siamo certi che Umbria7 non avrebbe avuto alcuna difficoltà a darvi spazio. Scegliere la via della diffida legale da parte di una società pubblica o di un’Istituzione, senza prima tentare la strada della rettifica, sembra piuttosto un tentativo di silenziare in partenza inchieste e domande sgradite”.
“Emerge infine con chiarezza la doppia morale di una sinistra politicamente schizofrenica”, conclude la nota. “A parole e nelle passerelle nazionali si erge a paladina della libertà d’informazione e si indigna sventolando il vessillo del giornalismo d’inchiesta sul caso, ad esempio, di Sigfrido Ranucci; nei fatti e sui territori in cui governa, usa la leva legale e istituzionale per mettere il bavaglio alla stampa locale quando questa fa il proprio dovere di controllo sull’uso dei soldi pubblici e sulla gestione della cosa comune. Ai giornalisti umbri va la nostra vicinanza: il diritto di cronaca non si fa intimidire con le lettere degli avvocati”.


