Le ventilate dimissioni dei consiglieri comunali hanno fatto il solletico a Bandecchi e snidato il Pd ternano
CO. MA.
TERNI – Eravamo quattro amici dal notaio. O poco più, per l’esattezza sei. Più un voto per corrispondenza. La manovra delle dimissioni dei consiglieri comunali per portare allo scioglimento dell’assemblea di Palazzo Spada è fallita. Dal notaio Cirilli, in via Roma, si sono presentati appena sei consiglieri comunali. Roberto Pastura, Marco Cecconi, Orlando Masselli, Cinzia Fabrizi, Guido Verdecchia, Claudio Fiorelli, hanno messo nero su bianco che sono pronti a dimettersi. Poi ci sarebbero le dimissioni di Elena Proietti di Fdi che però si sarebbe rivolta a notaio di Roma in quanto lei vive nella Capitale da quando ha un incarico ministeriale.
Sette dimissioni in tutto. Siamo lontanissimi dalle 17 che servono per sciogliere il consiglio comunale e per mandare a casa il sindaco Bandecchi. All’appello sono mancati i quattro consiglieri comunali che sono fuggiti da Alternativa Popolare – Andrea Sterlini, Marina Severoni, Andrea Colasanti, Federica Mengaroni – così come non sono andati dal notaio i quattro consiglieri del Pd, la consigliera del misto Roberta Trippini e i due semioppositori Valdimiro Orsini e Francesco Ferranti.
Ma allora a che cosa è servita l’operazione notaio? A Bandecchi gli ha fatto il solletico. Il fallimento gli consente di esprimere il meglio del suo repertorio istrionico e provocatorio: il sindaco si è detto pronto ad andare dal notaio per dare una mano ai suoi oppositori. Poi ha aggiunto che è anche pronto a pagare la parcella di Cirilli.
A ben vedere la corsa dal notaio, voluta sopratutto da Fdi, è servita a dividere i Cinque Stelle, che sono andati a dimettersi, dal Pd che è rimasto sull’Aventino.
Il notaio è servito soprattutto a dividere il Pd regionale con quello ternano. Tommaso Bori ha spinto per le dimissioni, i vertici dei Dem di Terni hanno frenato alla grande.
Eravamo quattro amici dal notaio. E l’unico a brindare è Stefano Bandecchi che pure senza maggioranza continua a governare la città.


