di Marco Brunacci
PERUGIA – Ci sarà mai un Irccs, Istituto di eccellenza sanitaria, con assistenza e ricerca ai massimi livelli in una specifica branca medica?
Se ne riparla di tanto in tanto, ben sapendo che una delle difficoltà è tecnica: l’Umbria ha già due ospedali-aziende universitarie, quello di Perugia e quello di Terni, in un bacino di utenza di poco più di
800 mila abitanti, e quello di Terni resta in piedi grazie alla deroga concessa sotto Covid dall’allora ministro Speranza, su richiesta della presidente Tesei e del rettore dell’epoca Oliviero.
Ciononostante l’Irccs spunta regolarmente nel dibattito politico a settimane alterne.
Se si riuscirà a mettere in piedi non è certo, ma Umbria7 è in grado di anticipare che se ci sarà – e l’impegno per realizzarlo c’è sia da parte dell’Università che della Regione – sarà su Perugia e non su
Terni, come qualcuno aveva ipotizzato, e neanche su Assisi, che già ha avuto l’hospice pediatrico, una realizzazione molto criticata da chi chiede un minimo di razionalizzazione delle scelte nella gestione
della sanità, ma andata in porto sull’onda dell’entusiasmo” per i festeggiamenti dell’800esimo anniversario della morte di frate Francesco.
Quindi tocca a Perugia. E il focus scelto è chiaro: riguarderà le “fragilità”, quindi spazio soprattutto, in una regione come l’Umbria, alla cura degli anziani. La geriatria è l’ambito medico sul quale si lavorerà. Altre materie restano dentro gli ospedali-azienda universitaria e lì conosceranno il loro futuro. Non sfugge peraltro che il problema principale della sanità di eccellenza in Umbria riguarda il reclutamento di medici all’altezza.
Gli stipendi sono bassi, le tasse molto alte, il bacino di intra moenia assai ridotto.
La questione, visto che la Regione in sanità ha deciso di tirare a campare per non bruciare ulteriori consensi, è dal primo giorno sul tavolo del rettore Massimiliano Marianelli, il quale si è reso perfettamente conto della situazione: si deve puntare su talenti giovani ai quali concedere uno spazio per porre le basi di una carriera ai massimi livelli, magari da concludere in sedi più prestigiose e remunerative. Ma non si deve sbagliare, altrimenti l’Umbria si condanna a una sanità mediocre, costretta a chiamare eccellenze quello che non lo sono.

