L’analisi di successo del nuovo eroe dei giovani di sinistra. Anche se più di Rosa Luxemburg si sente l’eco di Rita Pavone (“la storia ci ha insegnato/ che il popolo affamato/ fa la rivoluzion,/ viva la pa-pa-pappa/ col po-po-pomodor”). Nessun segnale dal centrosinistra storico ternano
Marco Brunacci
Abbiamo messo il suo intervento per intero qui di seguito, contribuendo ad aumentare i suoi ascolti. Merita sentirlo. E’ un potenziale candidato sindaco di Terni, è di sinistra, è molto
apprezzato come “nuovo che avanza” nel Pd, ha 25 anni, e di cognome fa Giuliani. Chi ha vissuto scontri sociali veri e svolte della storia e ha letto tomi con i documenti delle Brigate rosse, farneticanti, certo, ma coltissimi, con un progetto pazzo ma fondato su sacri testi mistificatori, l’utopia agghiacciante, il sacro lavacro della storia, ma roba digerita e proposta con la lucidità di cui sono capaci le elite intellettuali degli aspiranti dittatori. Chi ha visto i tragici effetti dei cattivi maestri, chi ha contato i morti ammazzati di una terrifica presunta giustizia proletaria, chi ha letto Pasolini e la sua difesa dei figli poliziotti di operai e contadini picchiati e feriti da giovanotti esaltati di buona famiglia, chi ha seguito le gesta dei borghesucci che si inventavano profeti di un mondo nuovo
senza che nessuno glielo avesse chiesto ed entravano in clandestinità,
non riesce a trattenere un sorriso quando ascolta un giovanotto, “che parla ai giovani”, affermare che in questo momento in strada si oppongono, da una parte, “la violenza di Stato” e dall’altra “la
rabbia popolare” (dei dodicenni che spaccano le vetrine). Sembra una parodia di Zelig più che il commento a una pagina ad alto contenuto di danni materiali della storia della Repubblica.
Dice: ma raccontarla così sui social, parlando ai giovani, serve a Schlein per vincere le elezioni. E allora va bene, alla fine ci sta. Facessero un po’ loro. Però non cambiano i termini della questione: il richiamo non è a Rosa Luxemburg ma a Rita Pavone, quella che cantava “la storia ci ha
insegnato/ che il popolo affamato/ fa la rivoluzione/ viva la pa-pa-pappa col po-po-pomodor”.
Se hanno frequentato case editrici era Bemporad Marzocco, non Einaudi. Luigi Bertelli, col suo indimenticabile “Giornalino di Gian Burrasca”, è l’ispiratore, non la Scuola di Francoforte. Giannino Stoppani l’eroe contro la direttrice grassa e opprimente del collegio (e ci dovrà pur
essere un qualche lato del carattere che unisce la direttrice all’attuale premier del Governo nazionale, che grassa certo non è, ma forse neanche così tanto opprimente). Giuliani invita le cronache nazionali a occuparsi del Sud che si ribella (pensare che una volta gli autotrasportatori erano di destra e
mettevano in ginocchio il governo Allende) e di chi muore di fame, che lui sicuramente frequenta.
Ora però il tema umbro è questo: potrebbe Giuliani presentarsi e vincere le elezioni al Comune di Terni? Perchè no. Il modello vincente usato a Perugia e in Umbria è: ci buttiamo tutti a
sinistra, facciamo tornare a votare i delusi della sinistra dura e pura e gli antisistema di ogni genere, poi su questa base assembliamo il centro, facendo accordi e promettendo posti, che distribuiamo
correttamente, poltrona per poltrona e strapuntino, una volta raggiunto il successo.
Quindi Giuliani for sindaco di Terni. E potrebbe tranquillamente vincere, ma non perchè abbia qualche credibilità, ma perchè ormai è tale e tanta la sfiducia nella politica, che chiunque passa e si
presenta come il “nuovo”, può essere issato su una sedia, portato dalla “rabbia popolare” a ribellarsi alla “violenza di Stato” (magari Giuliani scioglierà, una volta sindaco, il corpo dei vigili urbani). E’ il modello vincente Perugia-Umbria. Un segnale di ripensamento del centrosinistra, quello storico, ternano o umbro, ci sarà? Tranquilli, no


