DI PAOLO COLETTI
PERUGIA – Mi è venuto in mente questo titolo, con un pizzico di amara ironia, pensando al romanzo di Peter Høeg “Il senso di Smilla per la neve”: un thriller freddo, pieno di presagi, in cui la protagonista, Smilla, sa leggere nella neve e nel ghiaccio indizi che agli altri sfuggono. Sulla vicenda Ryanair-Sase, l’Umbria sembra avere lo stesso fiuto, ma al contrario: quello per le occasioni da lasciar passare. Nell’estate 2025 la compagnia irlandese presentò un piano per portare i passeggeri dello scalo di Perugia da 400 a 800 mila entro il 2028, con dieci nuove rotte (da 10 a 20), 300 posti di lavoro in più e un aereo basato in Umbria. La condizione era l’abolizione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco, 6,50 euro a passeggero in partenza: un costo per la Regione stimato in circa due milioni di euro, a fronte dei 5-6 milioni che Palazzo Donini già investe ogni anno per incentivare i collegamenti aerei. Regione e Sase avevano chiesto altro: rotte verso Parigi, Madrid e la Germania, per un turismo “di qualità”. L’accordo non si fece, e l’addizionale restò dov’era. A due anni dall’offerta, come ha ricostruito Alessandro Antonini sul Corriere dell’Umbria, Ryanair ha scelto Rimini: base con due aeromobili fissi e cinque nuove rotte, mentre per l’Umbria sfumano base, hub e le dieci tratte aggiuntive. La Sase replica che la scelta riminese non ha alcun rapporto con le attività della compagnia a Perugia e che le trattative per il rinnovo dell’accordo, previsto nel 2027, proseguono. Può darsi, ma stiamo parlando di due concetti diversi: nel primo caso di sviluppo, nel secondo caso di continuità. Vediamo cosa accadrà. Ad ogni modo il risultato resta. Un’offerta concreta, con numeri, rotte e occupazione, è stata declinata per un costo che era una frazione di quanto già si spende per attirare le compagnie, e oggi quella stessa compagnia investe a un paio d’ore d’auto da qui, dove qualcuno ha scelto di rischiare. Nessuno nella Giunta ha mai rivendicato la “decrescita felice”. Eppure, quando davanti a un’occasione di sviluppo economico e occupazionale, la risposta è un prudente “no grazie”, la differenza tra il fiuto per lo sviluppo e quello per la decrescita diventa semplicemente lampante.

