di Marco Brunacci
PERUGIA – Cateno De Luca sbarca in Umbria, Luca Briziarelli, un passato in Forza Italia e poi nella Lega, viene nominato vicesegretario nazionale con la delega per il Centro Italia e porta il primo nome di grido umbro nella eterogenea compagine civica siciliana, che va alla conquista del resto d’Italia con una nuova alleanza, promossa da Giorgia Meloni in persona, con il centrodestra.
Il nome: l’ex vicesindaco di Todi, generale di brigata a riposo Adriano Ruspolini, che non solo ha una storia politica interessante da ex vicesindaco di Ruggiano a Todi e una segnalazione per le sua attività nel periodo del Covid nella successiva legislatura, ma anche un presente che può diventare un segnale nazionale, che va oltre la politica umbra.
Ruspolini è stato uno dei primi ad aderire a “Futuro Nazionale” del suo collega generale Vannacci, ma adesso ha deciso di tagliare tutti i ponti.
Lo spiega in un post appena pubblicato su Fb, che potete leggere qui a seguire. Cateno De Luca e I Sindaci per l’Italia sono il suo nuovo impegno.
Il segnale nazionale, di cui dicevamo, prende corpo nel giorno in cui nel sondaggio di Pagnoncelli per il Corriere della Sera, “Futuro Nazionale” perde un punto percentuale, un tonfo che fa seguito a diversi sondaggi che danno il movimento di Vannacci in arretramento. Cateno De Luca è in grado di aprire un fronte per recuperare all’alleanza di centrodestra i voti che venivano dati in uscita e che tanto fanno sperare la sinistra?
Qualcosa si muove. Un’avvisaglia si era avuta già nel giorno in cui a Roma è stato ufficializzato l’accordo sotto gli auspici diretti di Giorgia Meloni, con battibecchi tra il gruppo del leader sicialino e i seguaci di Vannacci.
Un generale umbro, con un passato politico, tra i primi ad aderire a “Futuro nazionale” che lascia tutto e si schiera con Cateno De Luca chiude il cerchio. Da qui parte la missione anti-Vannacci del centrodestra.
LA NOTA DI RUSPOLINI
«All’indomani della convention nazionale “L’Italia dei Territori”, che per tre giorni ha riunito a Roma esponenti del Governo, delle istituzioni e amministratori locali provenienti da tutta Italia, annuncio la mia decisione di lasciare Futuro Nazionale e guardare con interesse al progetto politico di Cateno De Luca e Sindaci d’Italia.
La manifestazione ha dato la misura di un’iniziativa che coinvolge personalità ed esperienze diverse, unite dalla volontà di riportare i Comuni e la buona amministrazione al centro della politica nazionale. È un’impostazione nella quale mi riconosco, per la mia storia personale e per il modo in cui ho sempre inteso l’impegno pubblico.
Ho servito il Paese nell’Esercito, raggiungendo il grado di generale di brigata e partecipando a missioni internazionali. In tutta la mia carriera ho considerato l’interesse nazionale superiore a quello personale o di parte. È un principio che ho portato con me anche nelle istituzioni locali, prima come vicesindaco e poi come consigliere comunale di Todi. Sono esperienze profondamente diverse, ma animate dallo stesso spirito di servizio: assumersi delle responsabilità e mettere le proprie capacità a disposizione degli altri.
Amministrare un Comune significa conoscere i problemi delle persone, delle famiglie e delle imprese, prendere decisioni e trovare soluzioni, anche quando le risorse sono poche e la burocrazia complica tutto. Significa anche saper fare un passo indietro quando vengono meno le condizioni per svolgere serenamente il proprio ruolo. Non ho esitato a lasciare incarichi importanti, come quello di presidente del Consiglio comunale di Todi, quando l’ho ritenuto necessario. Ho sempre cercato di mantenere un rapporto trasparente con i cittadini, senza anteporre una carica alla coerenza con i miei principi.
È anche per questo che guardo con interesse a Cateno De Luca. Ne riconosco l’esperienza amministrativa e un modo di fare politica che parte dalla conoscenza diretta dei problemi, dalle decisioni e dai risultati. Un approccio nel quale ritrovo molto del metodo che ho cercato di seguire anch’io nella mia esperienza al Comune di Todi.
L’idea di costruire una rappresentanza nazionale fondata sull’esperienza dei sindaci è uno degli aspetti che più condivido. Portare in Parlamento chi ha amministrato significa dare voce a persone che conoscono le difficoltà dei Comuni, i limiti delle norme e le conseguenze delle decisioni nazionali sulla vita quotidiana dei cittadini. La buona amministrazione non può restare confinata al livello locale: deve contribuire a orientare anche le scelte del Paese.
La decisione di lasciare Futuro Nazionale nasce, dalla consapevolezza che Futuro Nazionale non rappresenti più quel partito che voleva essere l’anima di un popolo pronto ad essere protagonista della scena politica nazionale. Alla resa dei conti, la direzione di questo partito si è dimostrata distante dai cittadini e dai loro problemi, e soprattutto sordo alle istanze dei rappresentanti dei comitati che avevano dato vita ad una crescita esponenziale in brevissimo tempo.
Ho condiviso fin dall’inizio le battaglie in difesa della sovranità nazionale, delle tradizioni e dell’identità italiana. Sono valori nei quali continuo a credere e che considero patrimonio del centrodestra. Non mi riconosco, però, nella crescente radicalizzazione del movimento, anche attraverso l’avvicinamento di esponenti provenienti dall’estrema destra.
Sicurezza, immigrazione e remigrazione sono questioni che meritano risposte serie e ferme. Ma governare un Paese significa occuparsi anche di economia, lavoro, sanità, scuola, infrastrutture e dei problemi quotidiani di cittadini, famiglie e imprese. Non basta denunciare ciò che non funziona o indicare dei responsabili: servono proposte realizzabili e la capacità di tradurle in risultati.
Ho sempre creduto in una politica capace di contribuire al rafforzamento del centrodestra, senza rinunciare a evidenziarne gli errori e a chiedere maggiore determinazione sulle questioni irrisolte. Non condivido una linea che rischia di trasformarsi in un’opposizione al Governo e alla coalizione, compromettendo gli sforzi compiuti e i risultati raggiunti, fino a favorire chi si vorrebbe contrastare.
Anche da questo punto di vista, quanto accaduto a Roma rappresenta un passaggio importante. La presenza di autorevoli rappresentanti delle istituzioni e del Governo, insieme al videointervento della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha confermato il rilievo politico del percorso avviato da Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia e la sua collocazione nel centrodestra nazionale, nel rispetto delle diverse identità.
In questo progetto ritrovo una concezione della politica che mi appartiene: servire il Paese, valorizzare le competenze e l’esperienza di chi amministra, affrontare i problemi con pragmatismo e lavorare per dare risposte, senza perdere di vista l’interesse generale.
Credo che il Parlamento abbia bisogno anche di persone che sappiano cosa significa amministrare un Comune, confrontarsi ogni giorno con i cittadini e rispondere delle proprie scelte. È questo il valore dell’intuizione di De Luca e dei promotori di Sindaci d’Italia: fare dell’esperienza amministrativa una risorsa per l’intero Paese.
È su queste basi, restando fedele ai valori e ai principi che hanno guidato la mia carriera militare e il mio impegno nelle istituzioni, che intendo proseguire il mio percorso politico».
Adriano Ruspolini
Consigliere comunale, già vicesindaco del Comune di Todi, presidente del Comitato Futuro Nazionale Tunisi


