PERUGIA – Sindacati, istituzioni e Governo a confronto sul tema del precariato nel cratere sisma. Questo il tema di “Le mani che ricostruiscono meritano un futuro certo”, tavola rotonda organizzata da Cisl Umbria e Cisl Fp Umbria all’Auditorium Santa Chiara di Cascia.
Alla presenza degli amministratori di Umbria, Abruzzo, Lazio e Marche, ovvero le quattro regioni colpite dal sisma del 2016, il sindacato chiede con forza la stabilizzazione delle figure tecniche impiegate con contratti precari nei Comuni, nelle province e negli uffici speciali per la ricostruzione. Questo allo scopo di dare continuità alla ricostruzione, evitando di perdere professionalità già formate e quindi di dover ricominciare ma anche per garantire a chi lavora certezze sul futuro.
L’incontro si è aperto con i saluti della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e del consigliere regionale Francesco Filipponi, del senatore Walter Verini e di Emanuele Prisco, sottosegretario all’Interno.
L’onorevole Prisco ha ricordato il grande lavoro fatto dalla struttura commissariale: “C’è necessità- ha ricordato- che quanto fatto sin qui non vada disperso, soprattutto in questa fase delicata nella quale accanto alla ricostruzione fisica è in atto anche quella sociale”
Il tema delle mani che ricostruiscono è stato invece al centro dell’intervento di Stefania Proietti: “In Umbria la ricostruzione sta viaggiando spedita anche grazie agli uomini e alle donne che hanno messo la loro esperienza al servizio della rinascita del territorio. Bisogna fare in modo che questi professionisti restino a disposizione della Regione, perché sono il tassello fondamentale di questo mosaico. La ricostruzione non è soltanto costruzione fisica ma anche prevenire, per garantire un futuro a chi abita i territori”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Filipponi: “Il completamento della ricostruzione materiale deve procedere di pari passo con la valorizzazione del capitale umano Servono impegni chiari e risorse certe per accompagnare lo sviluppo socio-economico dell’Appennino centrale, contrastare lo spopolamento e garantire servizi di qualità”
Punto di partenza dell’incontro gli emendamenti presentati dalla Cisl al decreto pubblica amministrazione (poi Decreto Omnibus) per estendere la stabilizzazione dei precari a tutti i comuni del cratere sisma e una copertura economica statale dedicata per finanziare l’assunzione a tempo indeterminato negli enti locali terremotati: “Non sono passati- sottolinea il segretario nazionale Cisl Fp Diego Truffa – ma noi continueremo la battaglia. Nelle terre ferite dal terremoto, la ricostruzione passa anche dalla stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari che, in questi anni, hanno messo professionalità, competenze e dedizione al servizio delle amministrazioni locali. Non può esserci una ricostruzione solida e duratura senza valorizzare chi quella ricostruzione la rende possibile ogni giorno. Per questo continueremo a chiedere risposte concrete, percorsi di stabilizzazione e il riconoscimento del lavoro svolto. Perché dare certezze alle persone significa dare futuro ai territori”
Intervenuto in collegamento, il commissario alla ricostruzione Guido Castelli ha tracciato il bilancio della ricostruzione, ricordando come dietro ogni cantiere ci sia il lavoro delle persone: “La richiesta di stabilizzazione – ha ricordato il senatore – e noi lavoreremo per mettere i comuni in condizione di non disperdere queste professionalità importanti”. Ed ha ricordato anche il ruolo avuto dai finanziamenti Next Appennino per rilanciare lo sviluppo economico in queste zone.
Nella sua relazione di apertura, il segretario Cisl Fp Umbria Marcello Romeggini ricorda l’esempio delle case di comunità: “Sono arrivati i soldi per realizzarle, ma non quelli per il personale che deve renderle pienamente operative. Nella ricostruzione stiamo correndo lo stesso rischio. Confidiamo che le nostre proposte vengano prese in considerazione nel decreto Milleproroghe .I lavoratori non chiedono vantaggi, ma soltanto un contratto, che possa garantire loro un futuro. Dietro ogni cantiere aperto e chiuso, dietro ogni opera realizzata ci sono professionalità che rischiano di andare disperse. Ricominciare significa dover formare nuovo personale, che magari non conosce il territorio. Internalizzare queste competenze invece consente anche di avere una rete di professionisti sempre a disposizione”.
Nel primo panel, i segretari Cisl Fp di Lazio (Giancarlo Cosentino), Vincenzo Mennucci (Abruzzo) e Alessandro Moretti (Marche) hanno spiegato la situazione degli stabilizzati nei rispettivi territori. Di particolare interesse l’esperienza dell’Abruzzo: “Noi venivamo purtroppo dal sisma del 2009 – ha sottolineato Mennucci – e l’expertise di quel sisma è stata messa al servizio anche della ricostruzione del 2016. Per questo motivo da noi si è andati più spediti che altrove: avevamo già le competenze e le professionalità pronte”.
Il segretario generale Cisl Umbria Angelo Manzotti è stato durissimo: “Noi abbiamo perso cinque anni in passerelle. Se la ricostruzione è partita lo si deve all’intervento dei commissari Giovanni Legnini e Guido Castelli, che hanno sbloccato i cantieri mettendo da parte la burocrazia. Quindi ora c’è da recuperare il tempo perso. Ma c’è anche un altro aspetto: in tutto questo tempo i comuni si sono desertificati e hanno perso anche i servizi essenziali. Cisl Umbria farà la sua parte perché le persone tornino a godere del proprio territorio. Altrimenti queste case che si stanno ricostruendo saranno usate un mese l’anno per le ferie. Non può essere così, non possiamo permetterlo. Serve un patto territoriale per valorizzare le aree interne”. E porta l’esempio della sanità: “Dobbiamo passare da una sanità ospedale-centrica a una che si sposti verso i territori”. Inoltre ha ricordato la necessità di attuare un turnover per salvaguardare le professionalità quando fra quattro-cinque anni ci sarà una forte uscita per le pensioni, in considerazione dell’età media alta di chi attualmente lavora su questo fronte.
Il secondo panel ha messo al centro lo stato di attuazione della ricostruzione dei territori. A raccontarlo Emanuele Petrini; segretario generale della Filca Cisl Umbria, il sindaco di Cascia Mario De Carolis; Pierluigi Persichini, segretario regionale della Cisl Fp Marche responsabile per i territori di Fermo e Ascoli Piceno; Giovanni Fusco, segretario generale Fp Cisl Roma Capitale Rieti e Lucia Cristofaro, Rsu fp Cisl del Comune di Cascia.
Petrini ha ricordato il ruolo centrale del settore edile, perché ricostruire vuol dire anche farlo con sicurezza e regole certe: “Abbiamo subito messo questo tema al centro, con una attenzione particolare. Ma abbiamo messo al centro anche le persone fragili e in generale i territori, per fare in modo che questa ricostruzione non resti soltanto fisica. Abbiamo salvaguardato le attività produttive, perchè danno ricchezza al territorio e garantiscono futuro. Soprattutto abbiamo cercato di ascoltare le esigenze dei territori, soprattutto dei giovani che devono tornare a vivere nei loro territori.” E aggiunge: “Ricostruire, non è costruire ma anche formare persone sulle specificità e le esigenze dei territori. Ma se non si guarda al futuro, questo patrimonio rischia di andare disperso. Ricostruire è anche dare priorità alle infrastrutture, perché senza infrastrutture adeguate, questo territorio rischia di restare isolato”.
Un tema, quello della sicurezza, toccato anche dal senatore Castelli: “Con la Filca abbiamo fatto una grande lavoro su questo fronte, attraverso gli strumenti per garantire la legalità. Non possiamo permetterci che la ricostruzione porti come effetto collaterale le infiltrazioni mafiose”.
Di particolare interesse la testimonianza di Lucia Cristofaro, una lavoratrice precaria del Comune di Cascia: “Ricostruire vuol dire anche ricreare un tessuto sociale. I lavoratori del servizio pubblico nell’emergenza sismica si trovano davanti persone ferite e spesso non ci sono le condizioni migliori per offrire il miglior servizio pubblico. Le risorse umane ci sono, servono quelle finanziarie: solo così il personale al servizio del cittadino viene veramente valorizzato”
Al centro del terzo panel due testimonianze. La prima è di Gianluca Fagotti, della , direzione regionale Governo territorio Regione Umbria che ha disegnato le prospettive a 10 anni dal sisma, sottolineando il lavoro fatto sin qui sul fronte delle stabilizzazioni: “Siamo partiti tardi, anche la ricostruzione reale è partita solo nel 2021, ma siamo riusciti a stabilizzare diversi lavoratori grazie alla Dl 144 del 2023 e altri lo saranno. Non vogliamo in alcun modo perdere queste competenze”.Guardando al futuro ha ricordato come “c’è la necessità di tenere unito un sistema socio-economico e come Regione stiamo lavorando anche su questo. Le case di comunità che abbiamo aperto a Cascia e Norcia sono state volute proprio per avere un presidio sul territorio mentre si ricostruisce”. E ricorda: “La ricostruzione non terminerà nel 2030 e nemmeno nel 2031”
Massimo Messi, sindaco di Preci e presidente del BIM Bacino Imbrifero e Montano Nera e Velino ha puntato l’indice sui ritardi: “Sapete cosa vuol dire vivere dieci anni nelle casette? Abbiamo sentito molte parole in questi anni, è ora di darsi da fare”. E sulla stabilizzazione: “Se non si interviene, queste professionalità al primo concorso vanno via. Perché non possono restare in eterno senza certezze, senza sapere se potranno comprarsi una casa o fare una famiglia”.
I lavori sono stati chiusi dal segretario generale nazionale della Cisl Fp Diego Truffa.


